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LO ZERO-WASTE QUANDO MI RICORDO
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Hai un progetto per accelerare la transizione ecologica in Toscana?
La Regione Toscana, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), sostiene iniziative innovative per la sostenibilità e la tutela ambientale.
È attivo il terzo avviso per la presentazione dei progetti: scopri come partecipare e diventare protagonista del cambiamento.
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TOSCANA 2030
Scopri i 17 obiettivi per trasformare il mondo: dalla tutela ambientale alla sostenibilità sociale ed economica.
La Toscana fa la sua parte: fai la tua!
Chi sta pensando di installare una colonnina di ricarica per l`auto elettrica in casa potrà contare ancora sul Bonus colonnine domestiche, prorogato fino al 2030. L`incentivo riconosce un contributo pari all`80% delle spese sostenute per l`acquisto e l`installazione dell`infrastruttura di ricarica, fino a un massimo di 1.500 euro per le persone fisiche e di 8.000 euro per gli interventi sulle parti comuni dei condomìni. Per la riapertura delle domande, però, bisognerà attendere il decreto attuativo che fisserà la nuova finestra temporale.
L`agevolazione copre non solo il costo della colonnina, ma anche le spese necessarie per metterla in funzione. Rientrano infatti il montaggio, l`adeguamento dell`impianto elettrico, le opere edili indispensabili, le certificazioni obbligatorie, i dispositivi di monitoraggio, oltre ai costi di progettazione, direzione lavori, collaudi e all`eventuale attivazione di un nuovo punto di fornitura elettrica (POD).
Per accedere al bonus, la colonnina deve essere di nuova fabbricazione, destinata all`uso domestico e installata da un elettricista qualificato. Nel caso dei privati l`impianto deve essere a uso esclusivo del richiedente e non accessibile al pubblico. Nei condomìni, invece, l`infrastruttura deve essere destinata all`utilizzo collettivo dei residenti.
Le richieste dovranno essere presentate attraverso la piattaforma informatica gestita da Invitalia. Per accedere sarà necessario utilizzare un`identità digitale, tramite Spid, Carta d`identità elettronica o Carta nazionale dei servizi. Le domande saranno esaminate in ordine cronologico e i contributi saranno concessi fino all`esaurimento delle risorse disponibili. Il rimborso sarà accreditato in un`unica soluzione entro 90 giorni dalla chiusura dello sportello. Resta infine il divieto di cumulare il Bonus colonnine con altre agevolazioni ottenute per le stesse spese.
Chi sta pensando di installare una colonnina di ricarica per l`auto elettrica in casa potrà contare ancora sul Bonus colonnine domestiche, prorogato fino al 2030. L`incentivo riconosce un contributo pari all`80% delle spese sostenute per l`acquisto e l`installazione dell`infrastruttura di ricarica, fino a un massimo di 1.500 euro per le persone fisiche e di 8.000 euro per gli interventi sulle parti comuni dei condomìni. Per la riapertura delle domande, però, bisognerà attendere il decreto attuativo che fisserà la nuova finestra temporale.
L`agevolazione copre non solo il costo della colonnina, ma anche le spese necessarie per metterla in funzione. Rientrano infatti il montaggio, l`adeguamento dell`impianto elettrico, le opere edili indispensabili, le certificazioni obbligatorie, i dispositivi di monitoraggio, oltre ai costi di progettazione, direzione lavori, collaudi e all`eventuale attivazione di un nuovo punto di fornitura elettrica (POD).
Per accedere al bonus, la colonnina deve essere di nuova fabbricazione, destinata all`uso domestico e installata da un elettricista qualificato. Nel caso dei privati l`impianto deve essere a uso esclusivo del richiedente e non accessibile al pubblico. Nei condomìni, invece, l`infrastruttura deve essere destinata all`utilizzo collettivo dei residenti.
Le richieste dovranno essere presentate attraverso la piattaforma informatica gestita da Invitalia. Per accedere sarà necessario utilizzare un`identità digitale, tramite Spid, Carta d`identità elettronica o Carta nazionale dei servizi. Le domande saranno esaminate in ordine cronologico e i contributi saranno concessi fino all`esaurimento delle risorse disponibili. Il rimborso sarà accreditato in un`unica soluzione entro 90 giorni dalla chiusura dello sportello. Resta infine il divieto di cumulare il Bonus colonnine con altre agevolazioni ottenute per le stesse spese.
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Un 7 su 10, ma con ambizione!
Nel suo viaggio per le strade di Firenze, @Annapoggiali ha incontrato Sara e si è fatta raccontare il suo punto di vista sulla sostenibilità.
Un incontro spontaneo, tra consapevolezza, riflessioni e voglia di migliorare.
Perché essere green non è un punto di arrivo. È un percorso!
Guarda il video e scopri la sua risposta.
📹 @scaleapioli
🍎ADV made by @ad.onecomunicazione
Un 7 su 10, ma con ambizione!
Nel suo viaggio per le strade di Firenze, @Annapoggiali ha incontrato Sara e si è fatta raccontare il suo punto di vista sulla sostenibilità.
Un incontro spontaneo, tra consapevolezza, riflessioni e voglia di migliorare.
Perché essere green non è un punto di arrivo. È un percorso!
Guarda il video e scopri la sua risposta.
📹 @scaleapioli
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L’economia circolare è un modello che punta a ridurre al minimo il consumo di risorse materiali ed energetiche, prolungando la vita dei beni attraverso il riuso, il riciclo e la condivisione. In questo approccio, il prodotto viene considerato fin dalla progettazione fino al suo fine vita, quando le componenti possono essere trasformate in nuova materia prima.
Cinque principi guidano l’economia circolare:
𝐒𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞: si privilegiano materiali rinnovabili, riciclati o biodegradabili, pensati per più cicli di vita.
𝐁𝐞𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨: le aziende mantengono la proprietà dei beni e ne gestiscono manutenzione e aggiornamenti, mentre l’utente li utilizza come servizio. In questo modo, al termine dell’uso, i beni possono continuare a essere sfruttati.
𝐏𝐢𝐚𝐭𝐭𝐚𝐟𝐨𝐫𝐦𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞: strumenti digitali mettono in contatto proprietari e utenti, ottimizzando l’uso dei beni, riducendo i costi e le risorse impiegate per produrli.
𝐄𝐬𝐭𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐢𝐜𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐭𝐚: i prodotti devono essere progettati per durare a lungo, essere riparabili, aggiornabili e rigenerabili, limitando sprechi di materiali ed energia.
𝐑𝐞𝐜𝐮𝐩𝐞𝐫𝐨 𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐢𝐜𝐥𝐨: i processi produttivi vengono organizzati per ridurre al minimo gli scarti e garantire che eventuali residui possano essere riutilizzati o riciclati.
Questo approccio trasforma il modo in cui pensiamo i beni e i servizi, promuovendo un utilizzo più responsabile delle risorse e favorendo un ciclo virtuoso che riduce l’impatto ambientale.
#rifiuti #ridurre #riutilizzo #riciclo #ambiente #3R #toscanasostenibile #agenda2030 #EconomiaCircolare #MateriePrimeSecondarie #CircularEconomy #riciclare #svilupposostenibile #greeneconomy
L’economia circolare è un modello che punta a ridurre al minimo il consumo di risorse materiali ed energetiche, prolungando la vita dei beni attraverso il riuso, il riciclo e la condivisione. In questo approccio, il prodotto viene considerato fin dalla progettazione fino al suo fine vita, quando le componenti possono essere trasformate in nuova materia prima.
Cinque principi guidano l’economia circolare:
𝐒𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐬𝐨𝐫𝐬𝐞: si privilegiano materiali rinnovabili, riciclati o biodegradabili, pensati per più cicli di vita.
𝐁𝐞𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐬𝐞𝐫𝐯𝐢𝐳𝐢𝐨: le aziende mantengono la proprietà dei beni e ne gestiscono manutenzione e aggiornamenti, mentre l’utente li utilizza come servizio. In questo modo, al termine dell’uso, i beni possono continuare a essere sfruttati.
𝐏𝐢𝐚𝐭𝐭𝐚𝐟𝐨𝐫𝐦𝐞 𝐝𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐢𝐯𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞: strumenti digitali mettono in contatto proprietari e utenti, ottimizzando l’uso dei beni, riducendo i costi e le risorse impiegate per produrli.
𝐄𝐬𝐭𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐜𝐢𝐜𝐥𝐨 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐭𝐚: i prodotti devono essere progettati per durare a lungo, essere riparabili, aggiornabili e rigenerabili, limitando sprechi di materiali ed energia.
𝐑𝐞𝐜𝐮𝐩𝐞𝐫𝐨 𝐞 𝐫𝐢𝐜𝐢𝐜𝐥𝐨: i processi produttivi vengono organizzati per ridurre al minimo gli scarti e garantire che eventuali residui possano essere riutilizzati o riciclati.
Questo approccio trasforma il modo in cui pensiamo i beni e i servizi, promuovendo un utilizzo più responsabile delle risorse e favorendo un ciclo virtuoso che riduce l’impatto ambientale.
#rifiuti #ridurre #riutilizzo #riciclo #ambiente #3R #toscanasostenibile #agenda2030 #EconomiaCircolare #MateriePrimeSecondarie #CircularEconomy #riciclare #svilupposostenibile #greeneconomy
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Vivibilità, fruibilità e valorizzazione dell`ecosistema del fiume Arno: sono questi gli obiettivi di ARNO2026 "Arno che unisce: un approccio integrato al fiume Arno e alla sua cura", il nuovo protocollo che punta a rafforzare conoscenza, tutela e gestione coordinata del sistema fluviale.
Tra i temi al centro del progetto: idraulica e morfologia fluviale e costiera, mitigazione dei rischi, cambiamento climatico, eco-idrologia, rapporto acqua-energia e sistemi urbani, con particolare attenzione a qualità ambientale, rischio idraulico, gestione di sedimenti e vegetazione, trasporto di materiale legnoso e presenza di plastiche e microplastiche.
Il bacino dell`Arno è una risorsa ambientale, idrica ed energetica strategica per la Toscana, ma anche un territorio fragile ed esposto al rischio idrogeologico. Con ARNO2026 si vuole valorizzare il patrimonio scientifico e tecnico esistente, costruendo una piattaforma che metta a sistema competenze e progettualità già disponibili, migliori il quadro conoscitivo del bacino e rafforzi la consapevolezza collettiva sul valore del fiume.
Il protocollo nasce in vista del sessantesimo anniversario dell`alluvione del 1966 e, formulato congiuntamente dalle Università di Pisa e Firenze, punta a integrare ricerca scientifica, pianificazione territoriale, tutela ambientale, memoria storica e comunicazione pubblica.
Il coordinamento sarà affidato a un comitato guidato dalla Regione, con l`Autorità di Bacino come vicario e le Università di Firenze e Pisa quali referenti scientifici; ANCI Toscana curerà il raccordo con i Comuni. Il comitato definirà gli indirizzi strategici e valuterà la coerenza delle iniziative proposte.
La Toscana compie così un passo verso una gestione più integrata del suo fiume identitario, nella convinzione che la cura dell`Arno sia una responsabilità condivisa tra istituzioni, comunità scientifica e territori.
Vivibilità, fruibilità e valorizzazione dell`ecosistema del fiume Arno: sono questi gli obiettivi di ARNO2026 "Arno che unisce: un approccio integrato al fiume Arno e alla sua cura", il nuovo protocollo che punta a rafforzare conoscenza, tutela e gestione coordinata del sistema fluviale.
Tra i temi al centro del progetto: idraulica e morfologia fluviale e costiera, mitigazione dei rischi, cambiamento climatico, eco-idrologia, rapporto acqua-energia e sistemi urbani, con particolare attenzione a qualità ambientale, rischio idraulico, gestione di sedimenti e vegetazione, trasporto di materiale legnoso e presenza di plastiche e microplastiche.
Il bacino dell`Arno è una risorsa ambientale, idrica ed energetica strategica per la Toscana, ma anche un territorio fragile ed esposto al rischio idrogeologico. Con ARNO2026 si vuole valorizzare il patrimonio scientifico e tecnico esistente, costruendo una piattaforma che metta a sistema competenze e progettualità già disponibili, migliori il quadro conoscitivo del bacino e rafforzi la consapevolezza collettiva sul valore del fiume.
Il protocollo nasce in vista del sessantesimo anniversario dell`alluvione del 1966 e, formulato congiuntamente dalle Università di Pisa e Firenze, punta a integrare ricerca scientifica, pianificazione territoriale, tutela ambientale, memoria storica e comunicazione pubblica.
Il coordinamento sarà affidato a un comitato guidato dalla Regione, con l`Autorità di Bacino come vicario e le Università di Firenze e Pisa quali referenti scientifici; ANCI Toscana curerà il raccordo con i Comuni. Il comitato definirà gli indirizzi strategici e valuterà la coerenza delle iniziative proposte.
La Toscana compie così un passo verso una gestione più integrata del suo fiume identitario, nella convinzione che la cura dell`Arno sia una responsabilità condivisa tra istituzioni, comunità scientifica e territori.
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E` stato pubblicato il Rapporto del Sistema nazionale di protezione ambientale (SNPA) “Il clima in Italia 2025”, con l`obiettivo informativo di caratterizzare il clima del Paese e la sua evoluzione, dalla scala nazionale a quella locale.
Il documento descrive l’andamento del clima nel corso dell’ultimo anno e aggiorna la stima delle variazioni climatiche negli ultimi decenni in Italia, anche nel contesto climatico globale ed europeo. Fornisce inoltre approfondimenti sul clima a scala nazionale, regionale e locale, e sugli aspetti e sugli eventi idro-meteorologici e meteo-marini più rilevanti e più critici che si sono verificati nel corso dell’anno in esame.
Per questa edizione del Rapporto sono stati individuati i seguenti focus: 1) Siccità e severità idrica; 2) Anomalie di temperatura e onde di calore; 3) Eventi idro-meteo-climatici e meteo-marini significativi.
E` stato pubblicato il Rapporto del Sistema nazionale di protezione ambientale (SNPA) “Il clima in Italia 2025”, con l`obiettivo informativo di caratterizzare il clima del Paese e la sua evoluzione, dalla scala nazionale a quella locale.
Il documento descrive l’andamento del clima nel corso dell’ultimo anno e aggiorna la stima delle variazioni climatiche negli ultimi decenni in Italia, anche nel contesto climatico globale ed europeo. Fornisce inoltre approfondimenti sul clima a scala nazionale, regionale e locale, e sugli aspetti e sugli eventi idro-meteorologici e meteo-marini più rilevanti e più critici che si sono verificati nel corso dell’anno in esame.
Per questa edizione del Rapporto sono stati individuati i seguenti focus: 1) Siccità e severità idrica; 2) Anomalie di temperatura e onde di calore; 3) Eventi idro-meteo-climatici e meteo-marini significativi.
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Proteggere una città significa anche renderla più verde 🌿
Ad Arezzo, un intervento per ridurre il rischio di esondazione diventa l`occasione per restituire spazio alla natura.
Grazie alla collaborazione tra Regione Toscana, Comune, associazioni e cittadini, saranno piantati 168 nuovi alberi in sei aree della città.
Più verde significa più ombra, aria più pulita, meno isole di calore e città più preparate ad affrontare gli effetti del cambiamento climatico.
Un esempio concreto di come sicurezza del territorio e tutela dell`ambiente possano procedere insieme, in linea con il Goal 13 dell`Agenda 2030, che promuove comunità più resilienti ai cambiamenti climatici.
Proteggere una città significa anche renderla più verde 🌿
Ad Arezzo, un intervento per ridurre il rischio di esondazione diventa l`occasione per restituire spazio alla natura.
Grazie alla collaborazione tra Regione Toscana, Comune, associazioni e cittadini, saranno piantati 168 nuovi alberi in sei aree della città.
Più verde significa più ombra, aria più pulita, meno isole di calore e città più preparate ad affrontare gli effetti del cambiamento climatico.
Un esempio concreto di come sicurezza del territorio e tutela dell`ambiente possano procedere insieme, in linea con il Goal 13 dell`Agenda 2030, che promuove comunità più resilienti ai cambiamenti climatici.
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Per decenni la sicurezza energetica è stata associata alla disponibilità di combustibili e alla diversificazione delle fonti. Oggi emerge con sempre maggiore chiarezza una realtà diversa: la più grande risorsa energetica interna dell’Europa è probabilmente l’efficienza stessa. A differenza delle materie prime, non dipende da fornitori esterni e non può essere interrotta da crisi geopolitiche. E, a differenza delle riserve energetiche tradizionali che vanno continuamente ricaricate, continua a generare benefici ininterrottamente anno dopo anno.
Nel 2024 l’UE ha consumato 854 Mtoe (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) di energia finale. Senza i progressi nell’efficienza energetica realizzati dal 2000, la domanda avrebbe raggiunto circa 1.103 Mtoe: cioè 249 in più, pari al 29% dei consumi attuali. Un risparmio equivalente a una grande “centrale invisibile”, fatta di edifici meglio isolati, industrie più efficienti, elettrodomestici avanzati, illuminazione LED e trasporti meno energivori.
Norme edilizie più moderne hanno ridotto il fabbisogno di riscaldamento e raffrescamento; l’industria ha ottimizzato i processi produttivi; gli apparecchi domestici consumano oggi una frazione dell’energia richiesta dai modelli di qualche anno fa. Progressi che possono sembrare modesti, ma sommati su scala continentale, hanno generato uno dei più importanti risultati energetici della storia europea recente.
L’efficienza energetica rappresenta anche una forma di assicurazione contro le crisi. Una casa ben isolata o un’impresa che produce consumando meno restano meno esposte agli shock esterni. Lo stesso vale per l’intera economia europea. Ogni punto percentuale di efficienza guadagnato oggi fa risparmiare e riduce la vulnerabilità futura. A ben guardare inoltre i benefici sono sottostimati: il dato del 29% considera soltanto l’energia non consumata. Non include i costi evitati per nuove centrali, reti elettriche, infrastrutture di importazione e sistemi di stoccaggio che sarebbero stati necessari per soddisfare una domanda più elevata.
Per decenni la sicurezza energetica è stata associata alla disponibilità di combustibili e alla diversificazione delle fonti. Oggi emerge con sempre maggiore chiarezza una realtà diversa: la più grande risorsa energetica interna dell’Europa è probabilmente l’efficienza stessa. A differenza delle materie prime, non dipende da fornitori esterni e non può essere interrotta da crisi geopolitiche. E, a differenza delle riserve energetiche tradizionali che vanno continuamente ricaricate, continua a generare benefici ininterrottamente anno dopo anno.
Nel 2024 l’UE ha consumato 854 Mtoe (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio) di energia finale. Senza i progressi nell’efficienza energetica realizzati dal 2000, la domanda avrebbe raggiunto circa 1.103 Mtoe: cioè 249 in più, pari al 29% dei consumi attuali. Un risparmio equivalente a una grande “centrale invisibile”, fatta di edifici meglio isolati, industrie più efficienti, elettrodomestici avanzati, illuminazione LED e trasporti meno energivori.
Norme edilizie più moderne hanno ridotto il fabbisogno di riscaldamento e raffrescamento; l’industria ha ottimizzato i processi produttivi; gli apparecchi domestici consumano oggi una frazione dell’energia richiesta dai modelli di qualche anno fa. Progressi che possono sembrare modesti, ma sommati su scala continentale, hanno generato uno dei più importanti risultati energetici della storia europea recente.
L’efficienza energetica rappresenta anche una forma di assicurazione contro le crisi. Una casa ben isolata o un’impresa che produce consumando meno restano meno esposte agli shock esterni. Lo stesso vale per l’intera economia europea. Ogni punto percentuale di efficienza guadagnato oggi fa risparmiare e riduce la vulnerabilità futura. A ben guardare inoltre i benefici sono sottostimati: il dato del 29% considera soltanto l’energia non consumata. Non include i costi evitati per nuove centrali, reti elettriche, infrastrutture di importazione e sistemi di stoccaggio che sarebbero stati necessari per soddisfare una domanda più elevata.
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È iniziata la campagna di rilievo aerofotogrammetrico 2026 della Regione Toscana, che porterà all`acquisizione di oltre 60.000 fotogrammi con una risoluzione a terra di 15 centimetri. Un livello di dettaglio molto elevato, che permette di distinguere con precisione edifici, strade, corsi d`acqua e coperture vegetali. Da queste immagini nasceranno ortofoto digitali e altri dati destinati ad aggiornare la Base Informativa Territoriale della Regione Toscana.
Investire nella conoscenza del territorio significa investire nella qualità dei dati alla base delle decisioni pubbliche. Un patrimonio informativo pubblico che sarà messo a disposizione di tutti in un`ottica di trasparenza e condivisione dei dati.
Pianificazione territoriale, tutela del paesaggio, difesa del suolo, protezione civile e monitoraggio delle trasformazioni del territorio hanno bisogno di informazioni affidabili, aggiornate e condivise.
Nella pratica, questi dati permettono ad esempio ai Comuni di aggiornare i piani urbanistici e verificare gli abusi edilizi, alla Protezione civile di individuare le aree a rischio idrogeologico dopo un evento alluvionale, agli agricoltori e ai tecnici di monitorare l`uso del suolo e le colture, e ai progettisti di infrastrutture di pianificare strade, reti idriche o impianti con basi cartografiche affidabili.
È iniziata la campagna di rilievo aerofotogrammetrico 2026 della Regione Toscana, che porterà all`acquisizione di oltre 60.000 fotogrammi con una risoluzione a terra di 15 centimetri. Un livello di dettaglio molto elevato, che permette di distinguere con precisione edifici, strade, corsi d`acqua e coperture vegetali. Da queste immagini nasceranno ortofoto digitali e altri dati destinati ad aggiornare la Base Informativa Territoriale della Regione Toscana.
Investire nella conoscenza del territorio significa investire nella qualità dei dati alla base delle decisioni pubbliche. Un patrimonio informativo pubblico che sarà messo a disposizione di tutti in un`ottica di trasparenza e condivisione dei dati.
Pianificazione territoriale, tutela del paesaggio, difesa del suolo, protezione civile e monitoraggio delle trasformazioni del territorio hanno bisogno di informazioni affidabili, aggiornate e condivise.
Nella pratica, questi dati permettono ad esempio ai Comuni di aggiornare i piani urbanistici e verificare gli abusi edilizi, alla Protezione civile di individuare le aree a rischio idrogeologico dopo un evento alluvionale, agli agricoltori e ai tecnici di monitorare l`uso del suolo e le colture, e ai progettisti di infrastrutture di pianificare strade, reti idriche o impianti con basi cartografiche affidabili.
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Non bastavano i ritardi e l’esplosione dei costi di Hinkley Point C, arrivati ormai a quasi 50 miliardi di sterline rispetto ai 18 inizialmente previsti, per mettere in discussione la strategia nucleare britannica. Ora il Regno Unito potrebbe trovarsi di fronte a un paradosso ancora più scomodo con Sizewell C: un impianto teoricamente più efficiente ed economico da costruire, ma capace di produrre elettricità più cara.
Secondo il National Audit Office (NAO), il costo dell’energia di Sizewell C potrebbe attestarsi tra 131 e 155 sterline per megawattora, contro circa 129 sterline per Hinkley Point C. Un risultato che ribalta la narrativa secondo cui replicare lo stesso progetto avrebbe dovuto ridurre costi e rischi. Vale anche la pena ricordare che l`energia prodotta con le rinnovabili costa oggi, in media, tra 25 e 55 sterline per megawattora.
Hinkley Point C rappresenta già uno dei progetti infrastrutturali più costosi e controversi d’Europa. Oltre ai ritardi e agli extra-costi, ha lasciato in eredità un prezzo garantito dell’elettricità considerato elevato già al momento dell’approvazione. Eppure oggi quel valore appare quasi competitivo rispetto alle stime per Sizewell C.
Sizewell C viene presentato come una versione ottimizzata del precedente: stessa tecnologia, stesso design, ma con l’obiettivo di evitare errori e inefficienze. Anche ammesso che ciò avvenga, il NAO sottolinea che il vantaggio potrebbe essere annullato dal contesto finanziario. Il denaro oggi costa di più, i tassi d’interesse sono più elevati e il rischio viene ripartito in modo diverso tra Stato, investitori e consumatori. Di conseguenza, anche un impianto costruito in modo più efficiente può finire per produrre energia più costosa. Il rapporto evidenzia come il modello di finanziamento sia determinante. Hinkley Point C è nato in un’epoca di tassi estremamente bassi; Sizewell C, invece, prende forma in un contesto molto più oneroso e incerto. La conclusione è una domanda sempre più difficile da ignorare: ha senso continuare a puntare su un modello che, progetto dopo progetto, sembra tradursi nella stessa equazione fatta di ritardi, maggiori rischi e bollette più elevate?
Non bastavano i ritardi e l’esplosione dei costi di Hinkley Point C, arrivati ormai a quasi 50 miliardi di sterline rispetto ai 18 inizialmente previsti, per mettere in discussione la strategia nucleare britannica. Ora il Regno Unito potrebbe trovarsi di fronte a un paradosso ancora più scomodo con Sizewell C: un impianto teoricamente più efficiente ed economico da costruire, ma capace di produrre elettricità più cara.
Secondo il National Audit Office (NAO), il costo dell’energia di Sizewell C potrebbe attestarsi tra 131 e 155 sterline per megawattora, contro circa 129 sterline per Hinkley Point C. Un risultato che ribalta la narrativa secondo cui replicare lo stesso progetto avrebbe dovuto ridurre costi e rischi. Vale anche la pena ricordare che l`energia prodotta con le rinnovabili costa oggi, in media, tra 25 e 55 sterline per megawattora.
Hinkley Point C rappresenta già uno dei progetti infrastrutturali più costosi e controversi d’Europa. Oltre ai ritardi e agli extra-costi, ha lasciato in eredità un prezzo garantito dell’elettricità considerato elevato già al momento dell’approvazione. Eppure oggi quel valore appare quasi competitivo rispetto alle stime per Sizewell C.
Sizewell C viene presentato come una versione ottimizzata del precedente: stessa tecnologia, stesso design, ma con l’obiettivo di evitare errori e inefficienze. Anche ammesso che ciò avvenga, il NAO sottolinea che il vantaggio potrebbe essere annullato dal contesto finanziario. Il denaro oggi costa di più, i tassi d’interesse sono più elevati e il rischio viene ripartito in modo diverso tra Stato, investitori e consumatori. Di conseguenza, anche un impianto costruito in modo più efficiente può finire per produrre energia più costosa. Il rapporto evidenzia come il modello di finanziamento sia determinante. Hinkley Point C è nato in un’epoca di tassi estremamente bassi; Sizewell C, invece, prende forma in un contesto molto più oneroso e incerto. La conclusione è una domanda sempre più difficile da ignorare: ha senso continuare a puntare su un modello che, progetto dopo progetto, sembra tradursi nella stessa equazione fatta di ritardi, maggiori rischi e bollette più elevate?
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Gli Asceti del Getto Gelido entrano in doccia come se stessero affrontando un rito di purificazione himalayano. Escono tonici, sorridenti e con quella sottile superiorità morale di chi sa che tu stai sbagliando tutto. Ti spiegano che la doccia fredda migliora la circolazione, rinforza il carattere e probabilmente abbassa anche lo spread.
Poi c`è la Confraternita dell`Acqua Bollente. Per loro il miscelatore ha solo 2 posizioni: "calda" e "fusione del piombo". Escono dalla doccia color aragosta, spalancano le finestre e, dopo aver trasformato il bagno in una sauna finlandese, pronunciano sempre la stessa frase «Quest`anno il caldo è insopportabile».
La verità è che il dibattito tra doccia calda e doccia fredda è, almeno dal punto di vista delle bollette, un po` sopravvalutato. Il vero protagonista è il volume d`acqua che esce dal soffione. Perché ogni litro utilizzato va prima pagato come acqua e, se lo vuoi caldo, anche riscaldato. È qui che entrano in scena alcuni degli accessori più sottovalutati della casa. Con una trentina di euro si acquistano un soffione a basso flusso e un kit di rompigetto per i rubinetti di casa. Il principio è semplice: l`acqua viene miscelata con l`aria, così il getto resta pieno e piacevole mentre il consumo può quasi dimezzarsi. Risultato: stesso comfort, molta meno acqua e meno energia per riscaldarla.
Per una famiglia di 4 persone il risparmio può superare i 100 mc d`acqua e circa 3000 kWh di energia termica in un anno. Tradotto: si possono risparmiare anche più di 500 euro di bollette, a seconda delle tariffe e delle abitudini di consumo.
In fondo la doccia è un luogo dell`anima. C`è chi ci tempra il carattere e chi ci scioglie le tensioni. È lì che si ripensano le scelte di vita, si organizzano progetti, si vincono discussioni mai avvenute e, ogni tanto, nasce anche qualche buona idea. Non sta certo a noi dirvi se farla calda o fredda. Quello che succede tra voi e il miscelatore resta una questione privata. Ma, qualunque sia la vostra filosofia di vita, se al soffione aggiungete un rompigetto, il portafoglio e il pianeta ve ne saranno grati. Libera doccia in libero Stato.
Gli Asceti del Getto Gelido entrano in doccia come se stessero affrontando un rito di purificazione himalayano. Escono tonici, sorridenti e con quella sottile superiorità morale di chi sa che tu stai sbagliando tutto. Ti spiegano che la doccia fredda migliora la circolazione, rinforza il carattere e probabilmente abbassa anche lo spread.
Poi c`è la Confraternita dell`Acqua Bollente. Per loro il miscelatore ha solo 2 posizioni: "calda" e "fusione del piombo". Escono dalla doccia color aragosta, spalancano le finestre e, dopo aver trasformato il bagno in una sauna finlandese, pronunciano sempre la stessa frase «Quest`anno il caldo è insopportabile».
La verità è che il dibattito tra doccia calda e doccia fredda è, almeno dal punto di vista delle bollette, un po` sopravvalutato. Il vero protagonista è il volume d`acqua che esce dal soffione. Perché ogni litro utilizzato va prima pagato come acqua e, se lo vuoi caldo, anche riscaldato. È qui che entrano in scena alcuni degli accessori più sottovalutati della casa. Con una trentina di euro si acquistano un soffione a basso flusso e un kit di rompigetto per i rubinetti di casa. Il principio è semplice: l`acqua viene miscelata con l`aria, così il getto resta pieno e piacevole mentre il consumo può quasi dimezzarsi. Risultato: stesso comfort, molta meno acqua e meno energia per riscaldarla.
Per una famiglia di 4 persone il risparmio può superare i 100 mc d`acqua e circa 3000 kWh di energia termica in un anno. Tradotto: si possono risparmiare anche più di 500 euro di bollette, a seconda delle tariffe e delle abitudini di consumo.
In fondo la doccia è un luogo dell`anima. C`è chi ci tempra il carattere e chi ci scioglie le tensioni. È lì che si ripensano le scelte di vita, si organizzano progetti, si vincono discussioni mai avvenute e, ogni tanto, nasce anche qualche buona idea. Non sta certo a noi dirvi se farla calda o fredda. Quello che succede tra voi e il miscelatore resta una questione privata. Ma, qualunque sia la vostra filosofia di vita, se al soffione aggiungete un rompigetto, il portafoglio e il pianeta ve ne saranno grati. Libera doccia in libero Stato.
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Il 10 luglio 1976 l`esplosione di un reattore all`interno della fabbrica Icmesa di Meda liberò una nube tossica contenente sei chili di diossina. Il veleno si depositò silenziosamente su Seveso e sui comuni limitrofi, cambiando per sempre la storia industriale e sociale d’Italia. A cinquant`anni da quel tragico sabato, l`evento ci costringe a riflettere su quanto il Paese abbia davvero imparato la lezione in materia di sicurezza e gestione del territorio.
Dal dramma nacque una svolta normativa senza precedenti. Nel 1982 l`Europa emanò la prima "Direttiva Seveso", introducendo per la prima volta la distinzione tra rischio industriale e inquinamento ordinario. In Italia la tragedia spinse l`istituzione del Ministero dell`Ambiente e risvegliò la coscienza sul principio che la salute non si vende. La multinazionale Hoffmann-La Roche ammise le proprie responsabilità, risarcendo la Regione Lombardia con 107 miliardi di lire per le bonifiche e i danni. Oggi l`epicentro di quel disastro si è trasformato nel Bosco delle Querce, un parco naturalistico di 43 ettari nato sopra le vasche sigillate dei detriti contaminati.
Se la nascita del parco rappresenta il riscatto visibile del territorio, la tutela quotidiana dell`ambiente richiede un`analisi più complessa della realtà industriale odierna. I dati dell`Osservatorio Pool Ambiente evidenziano che oltre il 70% dei sinistri ambientali in Italia è ancora causato da scarsa manutenzione ed errore umano, non da fatalità. A queste storiche criticità si sommano oggi sfide del tutto inedite: la normativa attuale impone di calcolare i rischi legati a alluvioni e terremoti, ma l`estremizzazione del clima mette a dura prova la tenuta logistica degli impianti. L`eredità profonda di Seveso può unicamente essere un patto collettivo tra cittadini, istituzioni, lavoratori e imprese: un impegno condiviso a investire in prevenzione e sicurezza, valorizzando l`esperienza della storia per proteggere le comunità e garantire uno sviluppo industriale sicuro e sostenibile.
Il 10 luglio 1976 l`esplosione di un reattore all`interno della fabbrica Icmesa di Meda liberò una nube tossica contenente sei chili di diossina. Il veleno si depositò silenziosamente su Seveso e sui comuni limitrofi, cambiando per sempre la storia industriale e sociale d’Italia. A cinquant`anni da quel tragico sabato, l`evento ci costringe a riflettere su quanto il Paese abbia davvero imparato la lezione in materia di sicurezza e gestione del territorio.
Dal dramma nacque una svolta normativa senza precedenti. Nel 1982 l`Europa emanò la prima "Direttiva Seveso", introducendo per la prima volta la distinzione tra rischio industriale e inquinamento ordinario. In Italia la tragedia spinse l`istituzione del Ministero dell`Ambiente e risvegliò la coscienza sul principio che la salute non si vende. La multinazionale Hoffmann-La Roche ammise le proprie responsabilità, risarcendo la Regione Lombardia con 107 miliardi di lire per le bonifiche e i danni. Oggi l`epicentro di quel disastro si è trasformato nel Bosco delle Querce, un parco naturalistico di 43 ettari nato sopra le vasche sigillate dei detriti contaminati.
Se la nascita del parco rappresenta il riscatto visibile del territorio, la tutela quotidiana dell`ambiente richiede un`analisi più complessa della realtà industriale odierna. I dati dell`Osservatorio Pool Ambiente evidenziano che oltre il 70% dei sinistri ambientali in Italia è ancora causato da scarsa manutenzione ed errore umano, non da fatalità. A queste storiche criticità si sommano oggi sfide del tutto inedite: la normativa attuale impone di calcolare i rischi legati a alluvioni e terremoti, ma l`estremizzazione del clima mette a dura prova la tenuta logistica degli impianti. L`eredità profonda di Seveso può unicamente essere un patto collettivo tra cittadini, istituzioni, lavoratori e imprese: un impegno condiviso a investire in prevenzione e sicurezza, valorizzando l`esperienza della storia per proteggere le comunità e garantire uno sviluppo industriale sicuro e sostenibile.
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Si tratta di una tecnologia ancora a livello iniziale con tutti i limiti e le incertezze che questo significa (efficienza, scalabilità, costi, ecc.) ma propone un’innovazione veramente interessante. Il dispositivo non è propriamente una batteria nell’accezione comune del termine ma una combinazione di batteria, sistema di cattura dell’anidride carbonica e impianto per la produzione di energia. L’apparecchio cattura gas serra (anidride carbonica, ossidi di azoto) li introduce nel reattore elettrochimico usandoli come reagenti e genera energia elettrica. I gas serra utilizzati non sono più un rifiuto di un processo per generare energia ma parte attiva del processo energetico.
Per approfondire: https://pubs.rsc.org/en/content/articlelanding/2026/ee/d5ee06789h
Si tratta di una tecnologia ancora a livello iniziale con tutti i limiti e le incertezze che questo significa (efficienza, scalabilità, costi, ecc.) ma propone un’innovazione veramente interessante. Il dispositivo non è propriamente una batteria nell’accezione comune del termine ma una combinazione di batteria, sistema di cattura dell’anidride carbonica e impianto per la produzione di energia. L’apparecchio cattura gas serra (anidride carbonica, ossidi di azoto) li introduce nel reattore elettrochimico usandoli come reagenti e genera energia elettrica. I gas serra utilizzati non sono più un rifiuto di un processo per generare energia ma parte attiva del processo energetico.
Per approfondire: https://pubs.rsc.org/en/content/articlelanding/2026/ee/d5ee06789h
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Giani: La #Toscana si conferma tra le regioni più virtuose d’Italia sulle #rinnovabili. Già autorizzati e in realizzazione 800 MW di nuovi impianti. In iter autorizzativo altri 3 GW tra #fotovoltaico e #agrivoltaico e 1,5 GW di #eolico.

Energie rinnovabili, Giani: “Toscana tra le regioni più virtuose in Italia” - Toscana Notizie
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Giornata mondiale della #Bicicletta, uno dei mezzi di trasporto più semplici, geniali e, probabilmente, più sottovalutati della storia

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Oggi è la Giornata mondiale della Bicicletta, uno dei mezzi di trasporto più semplici, geniali e, probabilmente, p...
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Via libera dalla @regionetoscana all'impianto #agrivoltaico Ribolla, tra i Comuni di Roccastrada e Grosseto. L’intervento prevede la realizzazione di un impianto con una potenza nominale di circa 20 megawatt.

Via libera della Regione all’impianto Ribolla, Giani: “Agrivoltaico sfida fondamentale” - Toscana...
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What makes a city truly inclusive?
An inclusive city is one where everyone — regardless of income, gender, age, disability, ethnicity, or migration status — has equal access to opportunities, services, and decision-making.
Il boom del #fotovoltaico in Europa è sottostimato di 135 TWh. Entro il 2025 l’UE raggiungerà circa 406 GW e 410 TWh di produzione (SolarPower Europe), ma i dati ufficiali si fermano a 275 TWh: un gap di oltre il 33%.

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Il boom del fotovoltaico europeo è di 135 TWh più grande di quanto raccontano. Secondo le stime di SolarPower ...
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A differenza del #fotovoltaico le centrali #solari a torre sfruttano il calore. Il vantaggio è l’accumulo energetico: il calore può essere immagazzinato di giorno e continuare a produrre #elettricità per ore anche in assenza di Sole

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Le centrali solari termiche a torre sono in grado di immagazzinare calore e continuare a generare elettricità anche...
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Le attività minerarie del passato hanno prodotto circa 150 milioni di metri cubi di #rifiuti estrattivi che potrebbero trasformarsi in un’opportunità per sviluppare nuove filiere industriali.

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Le attività minerarie del passato hanno prodotto circa 150 milioni di metri cubi di rifiuti estrattivi. Molti di ...
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Tornare a far vivere l’#Arno, cercando di sviluppare progetti rivolti anzitutto a renderne pienamente fruibili le sponde. Ed in futuro, seguendo il dibattito che interessa altri corsi d’acqua in Europa, anche #balneabile.

‘Patto per l’Arno’, Giani: “Tornare a rendere il fiume pienamente fruibile” - Toscana Notizie
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Energia e infrastrutture: una spina dorsale forte per un'Europa sostenibile.

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Siamo abituati a pensare alla transizione energetica come a una questione di produzione: solare, eolico, geotermia, ma...
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