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Hai un progetto per accelerare la transizione ecologica in Toscana?
La Regione Toscana, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), sostiene iniziative innovative per la sostenibilità e la tutela ambientale.
È attivo il terzo avviso per la presentazione dei progetti: scopri come partecipare e diventare protagonista del cambiamento.
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L’ultimo aggiornamento dell’indice ISPRED elaborato da ENEA segna un nuovo minimo storico. 𝐏𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐥’ 𝐈𝐒𝐏𝐑𝐄𝐃.
È un indice composito che 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐭𝐢𝐳𝐳𝐚 𝟑 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐢 del sistema energetico:
𝐒𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚: valuta quanto il Paese è esposto a rischi di approvvigionamento, dipendenza dall’estero e volatilità geopolitica.
𝐂𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚: misura l’impatto economico per famiglie e imprese, includendo prezzi e dinamiche di mercato.
𝐃𝐞𝐜𝐚𝐫𝐛𝐨𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: monitora l’andamento delle emissioni e la diffusione delle fonti rinnovabili.
Il punto centrale è proprio questo: il peggioramento dell’indice non deriva da un solo fattore, ma da una combinazione di criticità. 𝐋𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐟𝐫𝐚𝐠𝐢𝐥𝐞, 𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐥𝐞𝐯𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐚𝐫𝐛𝐨𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐞𝐝𝐞 𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨 𝐥𝐞𝐧𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞.
Il quadro che emerge è chiaro e impietoso. Dietro questo -30% c’è una realtà fatta di emissioni che non calano abbastanza, rinnovabili che crescono lentamente e una dipendenza dalle fonti fossili che resiste. In poche parole: la transizione energetica italiana è in ritardo.
Particolarmente critico è il settore dei trasporti, dove le rinnovabili si fermano attorno al 10% dei consumi, ben al di sotto del target del 15%. Ancora più significativo è il fatto che i consumi di petrolio risultino in aumento, quando la traiettoria richiesta sarebbe opposta.
L’indice ISPRED non è solo un termometro. 𝐄` 𝐮𝐧 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐜𝐨. Dice se l’Italia sta costruendo un sistema energetico sostenibile nel senso pieno del termine: ambientale, economico e geopolitico e 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚, 𝐩𝐮𝐫𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨, 𝐞` 𝐧𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚.
L’ultimo aggiornamento dell’indice ISPRED elaborato da ENEA segna un nuovo minimo storico. 𝐏𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐥’ 𝐈𝐒𝐏𝐑𝐄𝐃.
È un indice composito che 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐭𝐢𝐳𝐳𝐚 𝟑 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐢 del sistema energetico:
𝐒𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚: valuta quanto il Paese è esposto a rischi di approvvigionamento, dipendenza dall’estero e volatilità geopolitica.
𝐂𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚: misura l’impatto economico per famiglie e imprese, includendo prezzi e dinamiche di mercato.
𝐃𝐞𝐜𝐚𝐫𝐛𝐨𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: monitora l’andamento delle emissioni e la diffusione delle fonti rinnovabili.
Il punto centrale è proprio questo: il peggioramento dell’indice non deriva da un solo fattore, ma da una combinazione di criticità. 𝐋𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐟𝐫𝐚𝐠𝐢𝐥𝐞, 𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐥𝐞𝐯𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐚𝐫𝐛𝐨𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐞𝐝𝐞 𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨 𝐥𝐞𝐧𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞.
Il quadro che emerge è chiaro e impietoso. Dietro questo -30% c’è una realtà fatta di emissioni che non calano abbastanza, rinnovabili che crescono lentamente e una dipendenza dalle fonti fossili che resiste. In poche parole: la transizione energetica italiana è in ritardo.
Particolarmente critico è il settore dei trasporti, dove le rinnovabili si fermano attorno al 10% dei consumi, ben al di sotto del target del 15%. Ancora più significativo è il fatto che i consumi di petrolio risultino in aumento, quando la traiettoria richiesta sarebbe opposta.
L’indice ISPRED non è solo un termometro. 𝐄` 𝐮𝐧 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐜𝐨. Dice se l’Italia sta costruendo un sistema energetico sostenibile nel senso pieno del termine: ambientale, economico e geopolitico e 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚, 𝐩𝐮𝐫𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨, 𝐞` 𝐧𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚.
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La Toscana accelera sulla transizione energetica con una nuova legge regionale che punta a ridefinire il rapporto tra rinnovabili e territorio. Il provvedimento, atteso in giunta entro fine mese, si basa su due assi: aree idonee per agrivoltaico e fotovoltaico e “zone di accelerazione” per lo sviluppo rapido delle rinnovabili.
Come hanno spiegato il presidente della Regione e l’assessore all’ambiente, la normativa riguarderà 157 Comuni toscani su un totale di 273, ovvero quelli che presentano caratteristiche territoriali compatibili con l’installazione di impianti con parere non vincolante da parte delle Soprintendenze.
La Toscana punta a valorizzare al massimo gli spazi disponibili, ampliando le possibilità già previste: non solo impianti lungo le autostrade, ma anche nelle aree limitrofe alle grandi arterie di comunicazione.
Previsto un ruolo centrale per le aziende pubbliche, che potranno operare con procedure semplificate per contribuire più rapidamente alla transizione energetica.
La definizione concreta delle aree sarà però condivisa con i territori. Una volta stabilite le percentuali di superficie idonea, la Regione coinvolgerà direttamente i Comuni. Proprio per favorire questo confronto è prevista un’assemblea con tutti i sindaci toscani.
L’obiettivo è costruire una “coabitazione virtuosa” tra energie rinnovabili e paesaggio, evitando conflitti e favorendo soluzioni diffuse. Tra le ipotesi allo studio, la preferenza per più impianti di piccole dimensioni al posto di grandi installazioni concentrate, così da ridurre l’impatto visivo e ambientale.
Accanto alla mappatura delle aree idonee, la Regione sta lavorando anche a un piano per le “zone di accelerazione”: spazi già compromessi dal punto di vista ambientale o urbanistico come parcheggi, aree industriali, cave e discariche dismesse
La strategia energetica regionale guarda lontano. L’obiettivo è raggiungere 6,6 gigawatt di capacità installata da fonti rinnovabili entro il 2030, con una prospettiva di autosufficienza energetica al 2050
La Toscana accelera sulla transizione energetica con una nuova legge regionale che punta a ridefinire il rapporto tra rinnovabili e territorio. Il provvedimento, atteso in giunta entro fine mese, si basa su due assi: aree idonee per agrivoltaico e fotovoltaico e “zone di accelerazione” per lo sviluppo rapido delle rinnovabili.
Come hanno spiegato il presidente della Regione e l’assessore all’ambiente, la normativa riguarderà 157 Comuni toscani su un totale di 273, ovvero quelli che presentano caratteristiche territoriali compatibili con l’installazione di impianti con parere non vincolante da parte delle Soprintendenze.
La Toscana punta a valorizzare al massimo gli spazi disponibili, ampliando le possibilità già previste: non solo impianti lungo le autostrade, ma anche nelle aree limitrofe alle grandi arterie di comunicazione.
Previsto un ruolo centrale per le aziende pubbliche, che potranno operare con procedure semplificate per contribuire più rapidamente alla transizione energetica.
La definizione concreta delle aree sarà però condivisa con i territori. Una volta stabilite le percentuali di superficie idonea, la Regione coinvolgerà direttamente i Comuni. Proprio per favorire questo confronto è prevista un’assemblea con tutti i sindaci toscani.
L’obiettivo è costruire una “coabitazione virtuosa” tra energie rinnovabili e paesaggio, evitando conflitti e favorendo soluzioni diffuse. Tra le ipotesi allo studio, la preferenza per più impianti di piccole dimensioni al posto di grandi installazioni concentrate, così da ridurre l’impatto visivo e ambientale.
Accanto alla mappatura delle aree idonee, la Regione sta lavorando anche a un piano per le “zone di accelerazione”: spazi già compromessi dal punto di vista ambientale o urbanistico come parcheggi, aree industriali, cave e discariche dismesse
La strategia energetica regionale guarda lontano. L’obiettivo è raggiungere 6,6 gigawatt di capacità installata da fonti rinnovabili entro il 2030, con una prospettiva di autosufficienza energetica al 2050
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Molti istituti di ricerca lavorano alla realizzazione di turbine per bruciare idrogeno al fine della decarbonizzazione delle centrali termoelettriche e del trasporto pesante. La NASA ha messo a punto una turbina che ha raggiunto un’autonomia di 250 secondi. Le turbine per funzionare comprimono aria per mezzo del compressore, la miscelano col combustibile e li bruciano. Il compressore, collegato alla turbina mediante un asse in modo che ruotino solidarmente, serve ad aspirare l’aria comburente ma “consuma” quasi metà dell’energia resa disponibile dalla turbina.
Al Karlsruher Institut für Technologie (università tedesca) un gruppo di ricercatori hanno realizzato una turbina a gas a idrogeno senza compressore assiale. Gli scienziati hanno utilizzato la combustione a guadagno di pressione in cui il gas brucia in modo estremamente rapido senza riuscire a espandersi ma generando un’altissima pressione nella camera di combustione. Questo permette di aumentare l’efficienza ma presenta vari problemi. Ad esempio, la temperatura può superare i 2500°C, ben oltre il punto di fusione delle leghe metalliche più avanzate.
La turbina ha funzionato per oltre cinque minuti ed ha generato elettricità. La tecnologia a cui si lavora in Germania può essere usata anche con combustibili diversi dall’idrogeno. Essendo il compressore un elemento complesso e pesante, la realizzazione di turbine più leggere, economiche e ad alta efficieza rappresenta un importante passo avanti sia per la produzione di energia che per l’aviazione.
Molti istituti di ricerca lavorano alla realizzazione di turbine per bruciare idrogeno al fine della decarbonizzazione delle centrali termoelettriche e del trasporto pesante. La NASA ha messo a punto una turbina che ha raggiunto un’autonomia di 250 secondi. Le turbine per funzionare comprimono aria per mezzo del compressore, la miscelano col combustibile e li bruciano. Il compressore, collegato alla turbina mediante un asse in modo che ruotino solidarmente, serve ad aspirare l’aria comburente ma “consuma” quasi metà dell’energia resa disponibile dalla turbina.
Al Karlsruher Institut für Technologie (università tedesca) un gruppo di ricercatori hanno realizzato una turbina a gas a idrogeno senza compressore assiale. Gli scienziati hanno utilizzato la combustione a guadagno di pressione in cui il gas brucia in modo estremamente rapido senza riuscire a espandersi ma generando un’altissima pressione nella camera di combustione. Questo permette di aumentare l’efficienza ma presenta vari problemi. Ad esempio, la temperatura può superare i 2500°C, ben oltre il punto di fusione delle leghe metalliche più avanzate.
La turbina ha funzionato per oltre cinque minuti ed ha generato elettricità. La tecnologia a cui si lavora in Germania può essere usata anche con combustibili diversi dall’idrogeno. Essendo il compressore un elemento complesso e pesante, la realizzazione di turbine più leggere, economiche e ad alta efficieza rappresenta un importante passo avanti sia per la produzione di energia che per l’aviazione.
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I dati sulle immatricolazioni di 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔 segnano un punto di svolta per il mercato automobilistico italiano. Con 𝟏𝟔.𝟏𝟑𝟕 𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐯𝐞𝐧𝐝𝐮𝐭𝐞 𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟕𝟏,𝟕% su base annua, l’auto elettrica pura (𝐁𝐄𝐕) sembra aver finalmente trovato una sua dimensione, portando la quota di mercato all`8,6%.
𝐋`𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐨 "𝐢𝐧𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐢"
Non si può ignorare che parte di questa spinta derivi dal massiccio pacchetto di incentivi introdotto nell`ottobre 2025. Come già accaduto in passato, il mercato italiano si conferma estremamente sensibile al sostegno pubblico: la domanda risponde prontamente quando il prezzo d`acquisto viene abbattuto artificialmente, ma resta l`incognita su cosa accadrà quando questi fondi si esauriranno. Siamo di fronte a una reale maturazione del consumatore o a una finestra di opportunità economica destinata a chiudersi?
𝐔𝐧 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐝𝐮𝐞 𝐯𝐞𝐥𝐨𝐜𝐢𝐭𝐚̀
Se da un lato il primo trimestre 2026 consolida il trend positivo (oltre 38.000 immatricolazioni), dall`altro emerge una preferenza marcata per le ibride plug-in, cresciute del 114,5%. Questo dato suggerisce che una fetta importante di automobilisti non si fida ancora del passaggio al "full electric", cercando rifugio in una tecnologia di transizione. In ogni caso il parco circolante elettrico si avvia rapidamente a superare le 400.000 vetture. È un traguardo simbolico importante.
𝐈𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟔 𝐬𝐢 𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐥`𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥 "𝐛𝐚𝐥𝐳𝐨 𝐢𝐧 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢". Resta da capire se l`Italia stia costruendo un mercato strutturale o se stia vivendo una fase di picco alimentata da circostanze favorevoli ma temporanee.
I dati sulle immatricolazioni di 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔 segnano un punto di svolta per il mercato automobilistico italiano. Con 𝟏𝟔.𝟏𝟑𝟕 𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐯𝐞𝐧𝐝𝐮𝐭𝐞 𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟕𝟏,𝟕% su base annua, l’auto elettrica pura (𝐁𝐄𝐕) sembra aver finalmente trovato una sua dimensione, portando la quota di mercato all`8,6%.
𝐋`𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐨 "𝐢𝐧𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐢"
Non si può ignorare che parte di questa spinta derivi dal massiccio pacchetto di incentivi introdotto nell`ottobre 2025. Come già accaduto in passato, il mercato italiano si conferma estremamente sensibile al sostegno pubblico: la domanda risponde prontamente quando il prezzo d`acquisto viene abbattuto artificialmente, ma resta l`incognita su cosa accadrà quando questi fondi si esauriranno. Siamo di fronte a una reale maturazione del consumatore o a una finestra di opportunità economica destinata a chiudersi?
𝐔𝐧 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐝𝐮𝐞 𝐯𝐞𝐥𝐨𝐜𝐢𝐭𝐚̀
Se da un lato il primo trimestre 2026 consolida il trend positivo (oltre 38.000 immatricolazioni), dall`altro emerge una preferenza marcata per le ibride plug-in, cresciute del 114,5%. Questo dato suggerisce che una fetta importante di automobilisti non si fida ancora del passaggio al "full electric", cercando rifugio in una tecnologia di transizione. In ogni caso il parco circolante elettrico si avvia rapidamente a superare le 400.000 vetture. È un traguardo simbolico importante.
𝐈𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟔 𝐬𝐢 𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐥`𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥 "𝐛𝐚𝐥𝐳𝐨 𝐢𝐧 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢". Resta da capire se l`Italia stia costruendo un mercato strutturale o se stia vivendo una fase di picco alimentata da circostanze favorevoli ma temporanee.
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Altro che petrolio, il vero lusso è l’acqua!
Oltre 2 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile sicura, e quasi il 75% della popolazione mondiale vive in condizioni di stress idrico.
Anche l’Italia è sempre più esposta alla siccità: la disponibilità naturale di acqua si è ridotta di oltre il 20% dal 1951, e oggi il 42,4% dell’acqua immessa nelle reti si disperde prima di arrivare ai rubinetti, a causa di infrastrutture obsolete.
Eppure, una parte dell’acqua potrebbe essere recuperata: il potenziale di riutilizzo delle acque reflue è del 13,4%, ma oggi ne sfruttiamo solo il 3,4%.
Le soluzioni ci sono:
💧 Tecnologie che trasformano l’umidità dell’aria in acqua potabile
♻️ Riuso delle acque reflue
🌱 Agricoltura smart: irrigazione a goccia, droni e agricoltura verticale
In Toscana si investe in questa direzione: 420 milioni di euro nel 2024 e oltre 2,6 miliardi entro il 2029 per ridurre le perdite e migliorare le infrastrutture.
Dati, investimenti e innovazione dimostrano che con la giusta gestione possiamo affrontare la crisi idrica e costruire un futuro più sostenibile.
Un impegno che si collega agli obiettivi dell’Agenda 2030.
#CrisiIdrica #SaveWater #Sostenibilità #Agenda2030 #FuturoSostenibile
Altro che petrolio, il vero lusso è l’acqua!
Oltre 2 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile sicura, e quasi il 75% della popolazione mondiale vive in condizioni di stress idrico.
Anche l’Italia è sempre più esposta alla siccità: la disponibilità naturale di acqua si è ridotta di oltre il 20% dal 1951, e oggi il 42,4% dell’acqua immessa nelle reti si disperde prima di arrivare ai rubinetti, a causa di infrastrutture obsolete.
Eppure, una parte dell’acqua potrebbe essere recuperata: il potenziale di riutilizzo delle acque reflue è del 13,4%, ma oggi ne sfruttiamo solo il 3,4%.
Le soluzioni ci sono:
💧 Tecnologie che trasformano l’umidità dell’aria in acqua potabile
♻️ Riuso delle acque reflue
🌱 Agricoltura smart: irrigazione a goccia, droni e agricoltura verticale
In Toscana si investe in questa direzione: 420 milioni di euro nel 2024 e oltre 2,6 miliardi entro il 2029 per ridurre le perdite e migliorare le infrastrutture.
Dati, investimenti e innovazione dimostrano che con la giusta gestione possiamo affrontare la crisi idrica e costruire un futuro più sostenibile.
Un impegno che si collega agli obiettivi dell’Agenda 2030.
#CrisiIdrica #SaveWater #Sostenibilità #Agenda2030 #FuturoSostenibile
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Famiglie e imprese potranno accedere a tariffe agevolate per l’elettricità ricavata dai rifiuti: lo annuncia Ecofor Service spa di Pontedera, che lancia il nuovo avviso pubblico “Luce insieme” con un plafond annuo di 𝟖 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐤𝐖𝐡 𝐝𝐢 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞.
L’energia proviene dalla valorizzazione del 𝐛𝐢𝐨𝐠𝐚𝐬 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐢 𝐆𝐞𝐥𝐥𝐨, ottenuto dal trattamento di rifiuti speciali non pericolosi: un esempio di 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 che trasforma un processo di smaltimento in una fonte energetica verde a chilometro zero. Il progetto, già avviato nel 2023 per associazioni, parrocchie e realtà sportive, viene ora esteso a famiglie e imprese, con criteri e limiti di consumo per garantire una distribuzione equa delle risorse.
La fornitura avviene a condizioni trasparenti: il prezzo è ancorato al PUN (prezzo unico nazionale), cioè il valore dell’energia sul mercato all’ingrosso senza ricarichi commerciali, con un 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐚𝐫𝐦𝐢𝐨 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟎%. Per tutelare gli utenti dalle oscillazioni del mercato è inoltre previsto un tetto massimo pari a 0,116 €/kWh.
Il progetto ha un impatto stimato sul fabbisogno energetico di circa 1.500 famiglie, 100 esercizi commerciali e 50 imprese artigiane. L’iniziativa, partecipata anche dal Comune di Pontedera, è stata accolta positivamente da istituzioni locali e associazioni di categoria come Confcommercio e Confesercenti.
Oltre alla dimensione territoriale, il progetto si inserisce in 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐫𝐞𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 anche a livello nazionale: un sistema in cui energia prodotta da infrastrutture ambientali locali viene reimmessa nel mercato a condizioni calmierate, contribuendo sia alla riduzione dei costi per cittadini e imprese sia alla valorizzazione energetica dei rifiuti, con un impatto positivo su 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀, 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐢𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚.
Famiglie e imprese potranno accedere a tariffe agevolate per l’elettricità ricavata dai rifiuti: lo annuncia Ecofor Service spa di Pontedera, che lancia il nuovo avviso pubblico “Luce insieme” con un plafond annuo di 𝟖 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐤𝐖𝐡 𝐝𝐢 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞.
L’energia proviene dalla valorizzazione del 𝐛𝐢𝐨𝐠𝐚𝐬 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐢 𝐆𝐞𝐥𝐥𝐨, ottenuto dal trattamento di rifiuti speciali non pericolosi: un esempio di 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 che trasforma un processo di smaltimento in una fonte energetica verde a chilometro zero. Il progetto, già avviato nel 2023 per associazioni, parrocchie e realtà sportive, viene ora esteso a famiglie e imprese, con criteri e limiti di consumo per garantire una distribuzione equa delle risorse.
La fornitura avviene a condizioni trasparenti: il prezzo è ancorato al PUN (prezzo unico nazionale), cioè il valore dell’energia sul mercato all’ingrosso senza ricarichi commerciali, con un 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐚𝐫𝐦𝐢𝐨 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟎%. Per tutelare gli utenti dalle oscillazioni del mercato è inoltre previsto un tetto massimo pari a 0,116 €/kWh.
Il progetto ha un impatto stimato sul fabbisogno energetico di circa 1.500 famiglie, 100 esercizi commerciali e 50 imprese artigiane. L’iniziativa, partecipata anche dal Comune di Pontedera, è stata accolta positivamente da istituzioni locali e associazioni di categoria come Confcommercio e Confesercenti.
Oltre alla dimensione territoriale, il progetto si inserisce in 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐫𝐞𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 anche a livello nazionale: un sistema in cui energia prodotta da infrastrutture ambientali locali viene reimmessa nel mercato a condizioni calmierate, contribuendo sia alla riduzione dei costi per cittadini e imprese sia alla valorizzazione energetica dei rifiuti, con un impatto positivo su 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀, 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐢𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚.
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Nell’immaginario collettivo, soprattutto 𝐬𝐮𝐢 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥, 𝐥𝐚 𝐠𝐞𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐮𝐧 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐫𝐮𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞: chiudi lo Stretto di Hormuz e i prezzi schizzano; lo riapri e tutto torna come prima. La realtà, purtroppo, è governata da una logica inerziale che ci condanna a una lenta convalescenza. Anche se da oggi la navigazione tornasse libera e sicura, l’idea di un ritorno immediato alla normalità è una pura illusione.
Il primo ostacolo è 𝐢𝐥 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨. Il mercato energetico europeo non vive nel presente, ma nei riflessi di ciò che è accaduto settimane se non mesi fa. Se la crisi ha impiegato settimane a manifestarsi, il ripristino seguirà lo stesso ritmo asfittico: serviranno dalle 3 alle 5 settimane solo perché i nuovi carichi di greggio colmino il vuoto logistico nei terminal continentali. Per il gas, la situazione è ancora più rigida: tra la riattivazione degli impianti e i tempi tecnici di rigassificazione, parliamo di una "doppia inerzia" che rende ogni miglioramento invisibile ai consumatori per mesi.
Ma il vero problema non è solo il ritardo, 𝐛𝐞𝐧𝐬𝐢̀ 𝐢𝐥 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞. Il conflitto non ha solo bloccato il transito, ha ferito le infrastrutture. Pozzi, raffinerie e terminal nel Golfo hanno subito impatti che non si riparano con un trattato di pace. In particolare, il settore del diesel e del jet fuel soffre di una capacità produttiva compromessa, con margini di sicurezza ormai ridotti all`osso.
Ancora più allarmante è 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐚𝐬. Le stime sulle infrastrutture del Qatar parlano di una perdita del 20% della capacità di esportazione che potrebbe durare fino a 3 anni per i danneggiamenti agli impianti. Non siamo di fronte a un collo di bottiglia temporaneo, ma a una ristrutturazione forzata degli equilibri globali.
L`Italia deve accettare una verità scomoda: il sistema energetico non "rimbalza". Si riassesta con lentezza esasperante, assorbendo prima i ritardi logistici e poi i danni industriali. La riapertura di Hormuz non è la fine della crisi, ma l`inizio di una lunga e 𝐢𝐧𝐜𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐟𝐚𝐬𝐞 𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞.
Nell’immaginario collettivo, soprattutto 𝐬𝐮𝐢 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥, 𝐥𝐚 𝐠𝐞𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐮𝐧 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐫𝐮𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞: chiudi lo Stretto di Hormuz e i prezzi schizzano; lo riapri e tutto torna come prima. La realtà, purtroppo, è governata da una logica inerziale che ci condanna a una lenta convalescenza. Anche se da oggi la navigazione tornasse libera e sicura, l’idea di un ritorno immediato alla normalità è una pura illusione.
Il primo ostacolo è 𝐢𝐥 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨. Il mercato energetico europeo non vive nel presente, ma nei riflessi di ciò che è accaduto settimane se non mesi fa. Se la crisi ha impiegato settimane a manifestarsi, il ripristino seguirà lo stesso ritmo asfittico: serviranno dalle 3 alle 5 settimane solo perché i nuovi carichi di greggio colmino il vuoto logistico nei terminal continentali. Per il gas, la situazione è ancora più rigida: tra la riattivazione degli impianti e i tempi tecnici di rigassificazione, parliamo di una "doppia inerzia" che rende ogni miglioramento invisibile ai consumatori per mesi.
Ma il vero problema non è solo il ritardo, 𝐛𝐞𝐧𝐬𝐢̀ 𝐢𝐥 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞. Il conflitto non ha solo bloccato il transito, ha ferito le infrastrutture. Pozzi, raffinerie e terminal nel Golfo hanno subito impatti che non si riparano con un trattato di pace. In particolare, il settore del diesel e del jet fuel soffre di una capacità produttiva compromessa, con margini di sicurezza ormai ridotti all`osso.
Ancora più allarmante è 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐚𝐬. Le stime sulle infrastrutture del Qatar parlano di una perdita del 20% della capacità di esportazione che potrebbe durare fino a 3 anni per i danneggiamenti agli impianti. Non siamo di fronte a un collo di bottiglia temporaneo, ma a una ristrutturazione forzata degli equilibri globali.
L`Italia deve accettare una verità scomoda: il sistema energetico non "rimbalza". Si riassesta con lentezza esasperante, assorbendo prima i ritardi logistici e poi i danni industriali. La riapertura di Hormuz non è la fine della crisi, ma l`inizio di una lunga e 𝐢𝐧𝐜𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐟𝐚𝐬𝐞 𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞.
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La vignetta sintetizza una verità scomoda: 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐩𝐨𝐠𝐠𝐢𝐚 𝐬𝐮 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐟𝐫𝐚𝐠𝐢𝐥𝐢, 𝐞𝐬𝐭𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐞 𝐥𝐚𝐫𝐠𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢. Il riferimento allo Stretto di Hormuz non è solo geografico, ma simbolico: una strozzatura globale da cui dipendono prezzi, inflazione e margini di crescita. In cima, invece, si accumulano promesse, strumenti e narrazioni che raramente incidono nel breve periodo.
Il nodo è proprio questo scollamento tra tempi politici e tempi reali. Le “rinnovabili (a rilento)” raccontano di un Paese che sa qual è la direzione giusta ma fatica ad indirizzarsi convintamente su quella strada. Nel frattempo, l’urgenza viene tamponata con “bonus a caso”: misure costose, spesso poco selettive, che alleviano temporaneamente ma non trasformano. È una 𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚.
Sul piano macroeconomico, l’equilibrio è altrettanto precario. 𝐋’𝐢𝐧𝐟𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐫𝐨𝐝𝐞 𝐫𝐞𝐝𝐝𝐢𝐭𝐢 𝐞 𝐟𝐢𝐝𝐮𝐜𝐢𝐚, 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐏𝐈𝐋 𝐫𝐢𝐬𝐭𝐚𝐠𝐧𝐚. Le “previsioni ottimistiche (riviste ogni 3 mesi)” segnalano una difficoltà strutturale nel leggere la realtà più che nel governarla. E le “analisi dei dati (che tutti ignorano)” alludono a un paradosso tipicamente italiano: informazioni disponibili, ma poco utilizzate nelle decisioni, schiacciate da logiche di consenso e orizzonti elettorali brevi.
𝐅𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞, 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐛𝐚𝐬𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐚𝐭𝐞 𝐚 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐩𝐞𝐬𝐨 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐞𝐧𝐭𝐞, senza strumenti adeguati per pianificare. Bollette instabili, credito più caro, domanda incerta: elementi che frenano investimenti e produttività.
La critica, però, non è un esercizio di pessimismo. È un invito a riallineare priorità e strumenti: 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐥𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢, semplificare, investire in infrastrutture energetiche e smettere di rincorrere l’emergenza con soluzioni temporanee. Finché la base resterà fuori controllo, nessuna architettura, per quanto sofisticata, potrà reggere.
La vignetta sintetizza una verità scomoda: 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐩𝐨𝐠𝐠𝐢𝐚 𝐬𝐮 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐟𝐫𝐚𝐠𝐢𝐥𝐢, 𝐞𝐬𝐭𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐞 𝐥𝐚𝐫𝐠𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢. Il riferimento allo Stretto di Hormuz non è solo geografico, ma simbolico: una strozzatura globale da cui dipendono prezzi, inflazione e margini di crescita. In cima, invece, si accumulano promesse, strumenti e narrazioni che raramente incidono nel breve periodo.
Il nodo è proprio questo scollamento tra tempi politici e tempi reali. Le “rinnovabili (a rilento)” raccontano di un Paese che sa qual è la direzione giusta ma fatica ad indirizzarsi convintamente su quella strada. Nel frattempo, l’urgenza viene tamponata con “bonus a caso”: misure costose, spesso poco selettive, che alleviano temporaneamente ma non trasformano. È una 𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚.
Sul piano macroeconomico, l’equilibrio è altrettanto precario. 𝐋’𝐢𝐧𝐟𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐫𝐨𝐝𝐞 𝐫𝐞𝐝𝐝𝐢𝐭𝐢 𝐞 𝐟𝐢𝐝𝐮𝐜𝐢𝐚, 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐏𝐈𝐋 𝐫𝐢𝐬𝐭𝐚𝐠𝐧𝐚. Le “previsioni ottimistiche (riviste ogni 3 mesi)” segnalano una difficoltà strutturale nel leggere la realtà più che nel governarla. E le “analisi dei dati (che tutti ignorano)” alludono a un paradosso tipicamente italiano: informazioni disponibili, ma poco utilizzate nelle decisioni, schiacciate da logiche di consenso e orizzonti elettorali brevi.
𝐅𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞, 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐛𝐚𝐬𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐚𝐭𝐞 𝐚 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐩𝐞𝐬𝐨 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐞𝐧𝐭𝐞, senza strumenti adeguati per pianificare. Bollette instabili, credito più caro, domanda incerta: elementi che frenano investimenti e produttività.
La critica, però, non è un esercizio di pessimismo. È un invito a riallineare priorità e strumenti: 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐥𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢, semplificare, investire in infrastrutture energetiche e smettere di rincorrere l’emergenza con soluzioni temporanee. Finché la base resterà fuori controllo, nessuna architettura, per quanto sofisticata, potrà reggere.
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Le Università Bocconi di Milano e Sant’Anna di Pisa organizzano attraverso l’Osservatorio Geo e il Tavolo Management un incontro venerdì 10 aprile prossimo dedicato alle novità in tema di greenwashing e per la responsabilizzazione dei consumatori. Saranno esaminate le novità apportate dal D.lgs 30 del 20 febbraio 2026 ed i principi contenuti nelle Linee guida interpretative della Commissione europea sulla Direttiva 825/24.
Particolare attenzione sarà dedicata ai nuovi adempimenti indicati per le imprese a partire dalla data in vigore del provvedimento prevista per il 27 settembre 2026.
L’occasione per approfondire le Linee guida della Commissione consentirà di approfondire i temi di responsabilizzazione dei consumatori e tutela dalle pratiche commerciali sleali e dalle informazioni fuorvianti in tema di ambiente
Le Università Bocconi di Milano e Sant’Anna di Pisa organizzano attraverso l’Osservatorio Geo e il Tavolo Management un incontro venerdì 10 aprile prossimo dedicato alle novità in tema di greenwashing e per la responsabilizzazione dei consumatori. Saranno esaminate le novità apportate dal D.lgs 30 del 20 febbraio 2026 ed i principi contenuti nelle Linee guida interpretative della Commissione europea sulla Direttiva 825/24.
Particolare attenzione sarà dedicata ai nuovi adempimenti indicati per le imprese a partire dalla data in vigore del provvedimento prevista per il 27 settembre 2026.
L’occasione per approfondire le Linee guida della Commissione consentirà di approfondire i temi di responsabilizzazione dei consumatori e tutela dalle pratiche commerciali sleali e dalle informazioni fuorvianti in tema di ambiente
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La 𝐠𝐞𝐨𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐚 𝐬𝐢 𝐝𝐢𝐯𝐢𝐝𝐞 𝐢𝐧 𝐝𝐮𝐞 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐭𝐢𝐩𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐞: quella ad alta temperatura (>150°C) per l`elettricità e quella a bassa entalpia (<100°C) per il riscaldamento tramite pompe di calore. In Italia, nonostante un sottosuolo stabile tra i 10 e i 15 gradi, questa risorsa rimane una nicchia, rappresentando meno del 10% delle installazioni termiche, a differenza di paesi come Svezia (oltre il 30%) o Polonia.
Sfruttare maggiormente la geotermia e 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐥𝐞𝐫𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞, tagliando le importazioni di gas del 5-10% (diversi miliardi di metri cubi l`anno). Secondo il Politecnico di Milano, il teleriscaldamento rinnovabile potrebbe coprire un quinto della domanda urbana. Casi di successo, in altri Paesi, ne dimostrano l’efficacia: esistono città dove 20.000 case sono riscaldate così e si risparmiano 10 milioni di metri cubi di gas ogni anno.
𝐈 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐢𝐛𝐢𝐭𝐢𝐯𝐢. Un grande impianto urbano richiede decine di milioni di euro e tempi stimati in cinque anni. A livello domestico, una pompa di calore geotermica con sonda verticale costa tra 22.000 e 25.000 euro. I tempi di rientro possono scendere sotto gli otto anni con il Conto Termico, che prevede un rimborso fino al 65 per cento della spesa. In cambio, un`energia stabile e locale. Si tratta, evidentemente, di soluzioni di scala diversa, ma nei progetti di `𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐮𝐫𝐛𝐚𝐧𝐚` o in quelli che puntano alla trasformazione di aree dismesse in `𝐧𝐮𝐨𝐯𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐫𝐭𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐞𝐜𝐨𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢` prevedere una rete di teleriscaldamento sarebbe spesso più semplice ed economicamente efficiente. Sotto le città italiane il calore c’è, la tecnologia anche: ciò che manca è la capacità di svilupparla su scala di rete.
La 𝐠𝐞𝐨𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐚 𝐬𝐢 𝐝𝐢𝐯𝐢𝐝𝐞 𝐢𝐧 𝐝𝐮𝐞 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐭𝐢𝐩𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐞: quella ad alta temperatura (>150°C) per l`elettricità e quella a bassa entalpia (<100°C) per il riscaldamento tramite pompe di calore. In Italia, nonostante un sottosuolo stabile tra i 10 e i 15 gradi, questa risorsa rimane una nicchia, rappresentando meno del 10% delle installazioni termiche, a differenza di paesi come Svezia (oltre il 30%) o Polonia.
Sfruttare maggiormente la geotermia e 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐥𝐞𝐫𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞, tagliando le importazioni di gas del 5-10% (diversi miliardi di metri cubi l`anno). Secondo il Politecnico di Milano, il teleriscaldamento rinnovabile potrebbe coprire un quinto della domanda urbana. Casi di successo, in altri Paesi, ne dimostrano l’efficacia: esistono città dove 20.000 case sono riscaldate così e si risparmiano 10 milioni di metri cubi di gas ogni anno.
𝐈 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐢𝐛𝐢𝐭𝐢𝐯𝐢. Un grande impianto urbano richiede decine di milioni di euro e tempi stimati in cinque anni. A livello domestico, una pompa di calore geotermica con sonda verticale costa tra 22.000 e 25.000 euro. I tempi di rientro possono scendere sotto gli otto anni con il Conto Termico, che prevede un rimborso fino al 65 per cento della spesa. In cambio, un`energia stabile e locale. Si tratta, evidentemente, di soluzioni di scala diversa, ma nei progetti di `𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐮𝐫𝐛𝐚𝐧𝐚` o in quelli che puntano alla trasformazione di aree dismesse in `𝐧𝐮𝐨𝐯𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐫𝐭𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐞𝐜𝐨𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢` prevedere una rete di teleriscaldamento sarebbe spesso più semplice ed economicamente efficiente. Sotto le città italiane il calore c’è, la tecnologia anche: ciò che manca è la capacità di svilupparla su scala di rete.
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𝟑 𝐬𝐡𝐨𝐜𝐤 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐢𝐧 𝟓 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐢𝐧𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚: 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚. Eppure l’Italia continua a reagire come se si trattasse di emergenze scollegate, evitando di affrontare il nodo centrale: la mancanza di una politica energetica che abbia puntato con decisione all`indipendenza energetica. Stiamo mettendo 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐪𝐮𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐨𝐩𝐩𝐞, non cercando una soluzione. Il risultato? Esposizione a ricatti, volatilità dei prezzi e rischi geopolitici.
Nel 2021-2022, all’indomani del Covid, la ripresa economica globale ha fatto esplodere la domanda di energia, rivelando tutta la fragilità di un sistema dipendente dalle importazioni. Nel 2022-2024, l`invasione dell`Ucraina ha trasformato quella fragilità in crisi aperta. Oggi, nel 2026, la situazione in Medio Oriente dimostra che il problema non è mai stato risolto: si è solo spostato.
Ed è qui l’errore più grave della politica italiana: non si è ridotta la dipendenza, la si è solo spostata. Dal gas russo a quello americano, ai Paesi del Golfo, fino alla continua ricerca di nuovi fornitori.
Un immobilismo nel cercare soluzioni mascherato da pragmatismo nella ricerca di toppe. Ma stiamo pagando un costo altissimo. L’Italia è tra i Paesi europei più dipendenti dal gas e quindi tra i più vulnerabili. Famiglie e imprese pagano di più e il sistema produttivo perde competitività. Intanto si è perso tempo prezioso.
La verità è scomoda ma evidente: le scelte non sono state fatte. Non perché mancassero le alternative, ma perché è mancata la volontà di sostenerle fino in fondo. E lasciamo perdere il nucleare: richiederebbe almeno 15/20 anni prima di produrre effetti concreti e dipenderebbe comunque da uranio che non abbiamo.
La strada è chiara da anni: puntare sulle rinnovabili non è ideologia, ma necessità economica e strategica. Significa ridurre, già nel medio periodo, costi e dipendenza e mettere al riparo il Paese da crisi che non controlla. Dopo 3 shock non scegliere di farlo è una responsabilità precisa e pesante. Perché il prossimo shock arriverà, e se ci troverà fermi, non ci saranno alibi.
𝟑 𝐬𝐡𝐨𝐜𝐤 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐢𝐧 𝟓 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐢𝐧𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚: 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚. Eppure l’Italia continua a reagire come se si trattasse di emergenze scollegate, evitando di affrontare il nodo centrale: la mancanza di una politica energetica che abbia puntato con decisione all`indipendenza energetica. Stiamo mettendo 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐪𝐮𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐨𝐩𝐩𝐞, non cercando una soluzione. Il risultato? Esposizione a ricatti, volatilità dei prezzi e rischi geopolitici.
Nel 2021-2022, all’indomani del Covid, la ripresa economica globale ha fatto esplodere la domanda di energia, rivelando tutta la fragilità di un sistema dipendente dalle importazioni. Nel 2022-2024, l`invasione dell`Ucraina ha trasformato quella fragilità in crisi aperta. Oggi, nel 2026, la situazione in Medio Oriente dimostra che il problema non è mai stato risolto: si è solo spostato.
Ed è qui l’errore più grave della politica italiana: non si è ridotta la dipendenza, la si è solo spostata. Dal gas russo a quello americano, ai Paesi del Golfo, fino alla continua ricerca di nuovi fornitori.
Un immobilismo nel cercare soluzioni mascherato da pragmatismo nella ricerca di toppe. Ma stiamo pagando un costo altissimo. L’Italia è tra i Paesi europei più dipendenti dal gas e quindi tra i più vulnerabili. Famiglie e imprese pagano di più e il sistema produttivo perde competitività. Intanto si è perso tempo prezioso.
La verità è scomoda ma evidente: le scelte non sono state fatte. Non perché mancassero le alternative, ma perché è mancata la volontà di sostenerle fino in fondo. E lasciamo perdere il nucleare: richiederebbe almeno 15/20 anni prima di produrre effetti concreti e dipenderebbe comunque da uranio che non abbiamo.
La strada è chiara da anni: puntare sulle rinnovabili non è ideologia, ma necessità economica e strategica. Significa ridurre, già nel medio periodo, costi e dipendenza e mettere al riparo il Paese da crisi che non controlla. Dopo 3 shock non scegliere di farlo è una responsabilità precisa e pesante. Perché il prossimo shock arriverà, e se ci troverà fermi, non ci saranno alibi.
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Mai vista una serra così!😮
In Toscana, un giovane imprenditore ha creato una serra intelligente che si adatta al clima e riusa l’acqua piovana. Un’idea innovativa e già premiata con l’Oscar Green di Coldiretti.
Il risultato? Meno sprechi, meno costi, più efficienza, e un nuovo modo di vivere il lavoro in agricoltura.
La tecnologia supporta la tradizione: aiuta le aziende a produrre meglio e consumare meno risorse. Grazie a sistemi di monitoraggio e gestione intelligente, gli agricoltori possono lavorare in modo più consapevole, con un impatto ambientale ridotto.
In Toscana, innovazione e territorio si uniscono per costruire l’agricoltura del futuro: moderna, efficiente e rispettosa dell’ambiente.
Questo progetto porta avanti gli Obiettivi 12 e 9 dell’Agenda 2030: consumo e produzione responsabili e innovazione per un’agricoltura sostenibile. 🌍
#AgricolturaSostenibile #InnovazioneAgricola #ToscanaSostenibile #Agenda2030 #GreenInnovation
Mai vista una serra così!😮
In Toscana, un giovane imprenditore ha creato una serra intelligente che si adatta al clima e riusa l’acqua piovana. Un’idea innovativa e già premiata con l’Oscar Green di Coldiretti.
Il risultato? Meno sprechi, meno costi, più efficienza, e un nuovo modo di vivere il lavoro in agricoltura.
La tecnologia supporta la tradizione: aiuta le aziende a produrre meglio e consumare meno risorse. Grazie a sistemi di monitoraggio e gestione intelligente, gli agricoltori possono lavorare in modo più consapevole, con un impatto ambientale ridotto.
In Toscana, innovazione e territorio si uniscono per costruire l’agricoltura del futuro: moderna, efficiente e rispettosa dell’ambiente.
Questo progetto porta avanti gli Obiettivi 12 e 9 dell’Agenda 2030: consumo e produzione responsabili e innovazione per un’agricoltura sostenibile. 🌍
#AgricolturaSostenibile #InnovazioneAgricola #ToscanaSostenibile #Agenda2030 #GreenInnovation
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C’è stato un momento, non molto tempo fa, in cui il #nucleare sembrava destinato a diventare la nuova frontiera dell'#energia. Poi è arrivata la realtà... Oklo e Nuscale cancellano oltre due terzi del loro valore.

Toscana Sostenibile
C’è stato un momento, non molto tempo fa, in cui 𝐢𝐥 𝐧𝐮𝐜𝐥𝐞𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚𝐯𝐚...
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🌡️ Copernicus Climate Change Service reports March 2026 was the 4th-warmest globally (+1.48°C above pre-industrial).
🌍 Maps show strong contrasts: heat in the US & Arctic, colder zones in Canada & parts of Europe.
🔗 https://www.copernicus.eu/en/media/image-day-gallery/march-2026-was-globally-fourth-warmest-record
#CopernicusEU #ImageOfTheDay
La #Toscana accelera sulla #transizioneenergetica con una nuova legge, attesa in giunta entro fine mese, che punta a ridefinire il rapporto tra #rinnovabili e territorio.
#toscanasostenibile #agenda2030

Toscana Sostenibile
In un contesto globale segnato dalla crisi climatica e dalla necessità di ridurre la dipendenza energetica, 𝐥𝐚 ...
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Fermi ai valori del 2024, come l’intera Ue. Prezzo gas +70%, elettricità +100% rispetto al periodo precrisi 2022. È l’analisi del sistema energetico italiano dell’ENEA per il 2025. I dati preliminari del I trimestre 2026: emissioni CO2 e consumi di energia in calo dell’1%

#analisi #energia @ENEAOfficial
Situazione stazionaria per emissioni e consumi energetici in Italia nel 2025, fermi ai valori dell’anno precedente, in linea con quanto registrato nell’intera Ue. Prezzi ancora elevati rispetto al periodo precrisi 2022.
👉https://www.media.enea.it/comunicati-e-news/archivio-anni/anno-2026/energia-analisi-enea-2025-emissioni-e-consumi-in-stallo-transizione-in-ritardo.html
Transizione ecologica, operativo l’applicativo GeA: un passo concreto verso una PA più moderna ed efficiente, che consente di superare un sistema basato su PEC e documenti frammentati.
https://www.toscana-notizie.it/-/transizione-ecologica-operativo-l-applicativo-gea-pi%c3%b9-facili-e-trasparenti-i-procedimenti
Questa settimana Eni ha scoperto un nuovo maxi giacimento di gas in Egitto, ma non potrà esportarlo:
la stima è di 56 miliardi di metri cubi, che andranno a rafforzare il mercato domestico del Paese nordafricano e non saranno disponibili per quelli europei, Italia compresa.
E' stato attaccato attacco, con droni, l'oleodotto East-West in Arabia Saudita.

Saudi Arabia’s key east-west oil pipeline hit as Middle East energy attacks continue
Iran, Kuwait and UAE also report attacks despite start of two-week ceasefire
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3 shock energetici in 5 anni non sono sfortuna: sono un segnale chiarissimo. Continuare a trattarli come emergenze isolate significa ignorare il problema vero: l’assenza di una strategia per l’indipendenza energetica.

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As Iran war exposes global dependence on fossil fuels, the biggest emitters are reaping the rewards
Worst polluters hold world’s future in their hands as they benefit from higher fossil fuel prices, but global trends favour renewables.

As Iran war exposes global dependence on fossil fuels, the biggest emitters are reaping the rewards
Worst polluters hold world’s future in their hands as they benefit from higher fossil fuel prices, but global trends favour renewables
www.theguardian.com
In una 'crisi di offerta' energetica la riduzione dei consumi di #energia è inevitabile: la vera questione è come distribuirla?

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Hai un'idea green?
È il momento di realizzarla!
Vai all’Avviso ufficiale sul sito della Regione Toscana
Hai un progetto per accelerare la transizione ecologica in Toscana?
La Regione Toscana, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), sostiene iniziative innovative per la sostenibilità e la tutela ambientale.
È attivo il terzo avviso per la presentazione dei progetti: scopri come partecipare e diventare protagonista del cambiamento.
Hai un progetto per accelerare la transizione ecologica in Toscana?
La Regione Toscana, in collaborazione con il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE), sostiene iniziative innovative per la sostenibilità e la tutela ambientale.
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TOSCANA 2030
Scopri i 17 obiettivi per trasformare il mondo: dalla tutela ambientale alla sostenibilità sociale ed economica.
La Toscana fa la sua parte: fai la tua!
C’è stato un momento, non molto tempo fa, in cui 𝐢𝐥 𝐧𝐮𝐜𝐥𝐞𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚𝐯𝐚 𝐝𝐞𝐬𝐭𝐢𝐧𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐚 𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐢𝐞𝐫𝐚 ...𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐠𝐥𝐨𝐛𝐚𝐥𝐞. 𝐏𝐨𝐢 𝐞' 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐚 𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐚𝐥𝐭𝐚̀. Le promesse degli SMR (small modular reactors) avevano spinto titoli come Oklo Inc. e NuScale Power a valutazioni stellari.
Negli ultimi mesi NuScale è passata da livelli superiori ai 50 dollari ai 9 attuali, bruciando oltre 40 dollari ad azione, pari a un calo del 70/80%. Un prezzo addirittura inferiore al suo ingresso in Borsa. Oklo è passata da picchi di oltre 170 dollari a 46 dollari, con una perdita di oltre 130 dollari ad azione, cioè oltre il 70% dai massimi.
L’ennesima prova che il nucleare è una tecnologia ad altissima intensità di capitale: servono miliardi prima di vedere un ritorno, senza certezze su tempi e costi finali. 𝐋𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝐬𝐞𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐞' 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐭𝐚𝐫𝐝𝐢, 𝐬𝐟𝐨𝐫𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐛𝐮𝐝𝐠𝐞𝐭 𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐫𝐢𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐚𝐭𝐢. Gli SMR promettevano di cambiare questo paradigma, ma per ora lo stanno confermando.
Il paradosso è che tutto questo sta avvenendo in un contesto favorevole: negli Usa il sostegno politico al nucleare è tornato forte e, allo stesso tempo, la crisi del petrolio avrebbe dovuto accelerare la ricerca di alternative. Eppure 𝐢𝐥 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐫𝐞𝐝𝐞 𝐧𝐞𝐥 𝐧𝐮𝐜𝐥𝐞𝐚𝐫𝐞 e lo tratta come un'opzione rischiosissima.
Investire nel nucleare è una scommessa e se un privato vuole rischiare è libero di farlo. 𝐈𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐛𝐥𝐞𝐦𝐚 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐬𝐢 𝐯𝐮𝐨𝐥𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐬𝐜𝐨𝐦𝐦𝐞𝐬𝐬𝐚 𝐯𝐞𝐧𝐠𝐚 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐮𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧 𝐝𝐞𝐧𝐚𝐫𝐨 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨: perchè così si vuole trasferire il rischio alla collettività tramite garanzie statali, copertura degli extra-costi, prezzi garantiti e integrazioni tariffarie. Questo trasforma un rischio privato in un potenziale debito pubblico. E allora la vera questione non è solo tecnica (se il nucleare sia la scelta migliore), ma politica: è giusto che, se il progetto fallisce o costa troppo, a pagare siano i contribuenti invece degli investitori?
🌡️ Copernicus Climate Change Service reports March 2026 was the 4th-warmest globally (+1.48°C above pre-industrial).
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🔗 https://t.co/i5xtJ3EShu
...#CopernicusEU #ImageOfTheDay
L’ultimo aggiornamento dell’indice ISPRED elaborato da ENEA segna un nuovo minimo storico. 𝐏𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐥’... 𝐈𝐒𝐏𝐑𝐄𝐃.
È un indice composito che 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐭𝐢𝐳𝐳𝐚 𝟑 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐢 del sistema energetico:
𝐒𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚: valuta quanto il Paese è esposto a rischi di approvvigionamento, dipendenza dall’estero e volatilità geopolitica.
𝐂𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚: misura l’impatto economico per famiglie e imprese, includendo prezzi e dinamiche di mercato.
𝐃𝐞𝐜𝐚𝐫𝐛𝐨𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: monitora l’andamento delle emissioni e la diffusione delle fonti rinnovabili.
Il punto centrale è proprio questo: il peggioramento dell’indice non deriva da un solo fattore, ma da una combinazione di criticità. 𝐋𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐟𝐫𝐚𝐠𝐢𝐥𝐞, 𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐥𝐞𝐯𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐚𝐫𝐛𝐨𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐞𝐝𝐞 𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨 𝐥𝐞𝐧𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞.
Il quadro che emerge è chiaro e impietoso. Dietro questo -30% c’è una realtà fatta di emissioni che non calano abbastanza, rinnovabili che crescono lentamente e una dipendenza dalle fonti fossili che resiste. In poche parole: la transizione energetica italiana è in ritardo.
Particolarmente critico è il settore dei trasporti, dove le rinnovabili si fermano attorno al 10% dei consumi, ben al di sotto del target del 15%. Ancora più significativo è il fatto che i consumi di petrolio risultino in aumento, quando la traiettoria richiesta sarebbe opposta.
L’indice ISPRED non è solo un termometro. 𝐄' 𝐮𝐧 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐜𝐨. Dice se l’Italia sta costruendo un sistema energetico sostenibile nel senso pieno del termine: ambientale, economico e geopolitico e 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚, 𝐩𝐮𝐫𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨, 𝐞' 𝐧𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚.
La #Toscana accelera sulla #transizioneenergetica con una nuova legge, attesa in giunta entro fine mese, che punta a ridefinire il rapporto tra #rinnovabili e territorio.
#toscanasostenibile #agenda2030

In un contesto globale segnato dalla crisi climatica e dalla necessità di ridurre la dipendenza energetica, 𝐥𝐚 𝐓𝐨𝐬𝐜𝐚𝐧𝐚...
www.facebook.comLa Toscana accelera sulla transizione energetica con una nuova legge regionale che punta a ridefinire il rapporto tra rinnovabili e territorio. Il provvedimento, atteso in giunta entro fine mese, si basa su due assi: aree idonee per agrivoltaico e fotovoltaico e “zone di accelerazione” per lo ...sviluppo rapido delle rinnovabili.
Come hanno spiegato il presidente della Regione e l’assessore all’ambiente, la normativa riguarderà 157 Comuni toscani su un totale di 273, ovvero quelli che presentano caratteristiche territoriali compatibili con l’installazione di impianti con parere non vincolante da parte delle Soprintendenze.
La Toscana punta a valorizzare al massimo gli spazi disponibili, ampliando le possibilità già previste: non solo impianti lungo le autostrade, ma anche nelle aree limitrofe alle grandi arterie di comunicazione.
Previsto un ruolo centrale per le aziende pubbliche, che potranno operare con procedure semplificate per contribuire più rapidamente alla transizione energetica.
La definizione concreta delle aree sarà però condivisa con i territori. Una volta stabilite le percentuali di superficie idonea, la Regione coinvolgerà direttamente i Comuni. Proprio per favorire questo confronto è prevista un’assemblea con tutti i sindaci toscani.
L’obiettivo è costruire una “coabitazione virtuosa” tra energie rinnovabili e paesaggio, evitando conflitti e favorendo soluzioni diffuse. Tra le ipotesi allo studio, la preferenza per più impianti di piccole dimensioni al posto di grandi installazioni concentrate, così da ridurre l’impatto visivo e ambientale.
Accanto alla mappatura delle aree idonee, la Regione sta lavorando anche a un piano per le “zone di accelerazione”: spazi già compromessi dal punto di vista ambientale o urbanistico come parcheggi, aree industriali, cave e discariche dismesse
La strategia energetica regionale guarda lontano. L’obiettivo è raggiungere 6,6 gigawatt di capacità installata da fonti rinnovabili entro il 2030, con una prospettiva di autosufficienza energetica al 2050
Molti istituti di ricerca lavorano alla realizzazione di turbine per bruciare idrogeno al fine della decarbonizzazione delle centrali termoelettriche e del trasporto pesante. La NASA ha messo a punto una turbina che ha raggiunto un’autonomia di 250 secondi. Le turbine per funzionare comprimono ...aria per mezzo del compressore, la miscelano col combustibile e li bruciano. Il compressore, collegato alla turbina mediante un asse in modo che ruotino solidarmente, serve ad aspirare l’aria comburente ma “consuma” quasi metà dell’energia resa disponibile dalla turbina.
Al Karlsruher Institut für Technologie (università tedesca) un gruppo di ricercatori hanno realizzato una turbina a gas a idrogeno senza compressore assiale. Gli scienziati hanno utilizzato la combustione a guadagno di pressione in cui il gas brucia in modo estremamente rapido senza riuscire a espandersi ma generando un’altissima pressione nella camera di combustione. Questo permette di aumentare l’efficienza ma presenta vari problemi. Ad esempio, la temperatura può superare i 2500°C, ben oltre il punto di fusione delle leghe metalliche più avanzate.
La turbina ha funzionato per oltre cinque minuti ed ha generato elettricità. La tecnologia a cui si lavora in Germania può essere usata anche con combustibili diversi dall’idrogeno. Essendo il compressore un elemento complesso e pesante, la realizzazione di turbine più leggere, economiche e ad alta efficieza rappresenta un importante passo avanti sia per la produzione di energia che per l’aviazione.
I dati sulle immatricolazioni di 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔 segnano un punto di svolta per il mercato automobilistico italiano. Con 𝟏𝟔.𝟏𝟑𝟕 𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐯𝐞𝐧𝐝𝐮𝐭𝐞 𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟕𝟏,𝟕% su ...base annua, l’auto elettrica pura (𝐁𝐄𝐕) sembra aver finalmente trovato una sua dimensione, portando la quota di mercato all'8,6%.
𝐋'𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐨 "𝐢𝐧𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐢"
Non si può ignorare che parte di questa spinta derivi dal massiccio pacchetto di incentivi introdotto nell'ottobre 2025. Come già accaduto in passato, il mercato italiano si conferma estremamente sensibile al sostegno pubblico: la domanda risponde prontamente quando il prezzo d'acquisto viene abbattuto artificialmente, ma resta l'incognita su cosa accadrà quando questi fondi si esauriranno. Siamo di fronte a una reale maturazione del consumatore o a una finestra di opportunità economica destinata a chiudersi?
𝐔𝐧 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐝𝐮𝐞 𝐯𝐞𝐥𝐨𝐜𝐢𝐭𝐚̀
Se da un lato il primo trimestre 2026 consolida il trend positivo (oltre 38.000 immatricolazioni), dall'altro emerge una preferenza marcata per le ibride plug-in, cresciute del 114,5%. Questo dato suggerisce che una fetta importante di automobilisti non si fida ancora del passaggio al "full electric", cercando rifugio in una tecnologia di transizione. In ogni caso il parco circolante elettrico si avvia rapidamente a superare le 400.000 vetture. È un traguardo simbolico importante.
𝐈𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟔 𝐬𝐢 𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐥'𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥 "𝐛𝐚𝐥𝐳𝐨 𝐢𝐧 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢". Resta da capire se l'Italia stia costruendo un mercato strutturale o se stia vivendo una fase di picco alimentata da circostanze favorevoli ma temporanee.
Altro che petrolio, il vero lusso è l’acqua!
Oltre 2 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile sicura, e quasi il 75% della popolazione mondiale vive in condizioni di stress idrico.
Anche l’Italia è sempre più esposta alla siccità: la disponibilità naturale ...di acqua si è ridotta di oltre il 20% dal 1951, e oggi il 42,4% dell’acqua immessa nelle reti si disperde prima di arrivare ai rubinetti, a causa di infrastrutture obsolete.
Eppure, una parte dell’acqua potrebbe essere recuperata: il potenziale di riutilizzo delle acque reflue è del 13,4%, ma oggi ne sfruttiamo solo il 3,4%.
Le soluzioni ci sono:
💧 Tecnologie che trasformano l’umidità dell’aria in acqua potabile
♻️ Riuso delle acque reflue
🌱 Agricoltura smart: irrigazione a goccia, droni e agricoltura verticale
In Toscana si investe in questa direzione: 420 milioni di euro nel 2024 e oltre 2,6 miliardi entro il 2029 per ridurre le perdite e migliorare le infrastrutture.
Dati, investimenti e innovazione dimostrano che con la giusta gestione possiamo affrontare la crisi idrica e costruire un futuro più sostenibile.
Un impegno che si collega agli obiettivi dell’Agenda 2030.
#CrisiIdrica #SaveWater #Sostenibilità #Agenda2030 #FuturoSostenibile
Fermi ai valori del 2024, come l’intera Ue. Prezzo gas +70%, elettricità +100% rispetto al periodo precrisi 2022. È l’analisi del sistema energetico italiano dell’ENEA per il 2025. I dati preliminari del I trimestre 2026: emissioni CO2 e consumi di energia in calo dell’1%

#analisi #energia @ENEAOfficial
Situazione stazionaria per emissioni e consumi energetici in Italia nel 2025, fermi ai valori dell’anno precedente, in linea con quanto registrato nell’intera Ue. Prezzi ancora elevati rispetto al periodo precrisi 2022.
👉https://www.media.enea.it/comunicati-e-news/archivio-anni/anno-2026/energia-analisi-enea-2025-emissioni-e-consumi-in-stallo-transizione-in-ritardo.html
Transizione ecologica, operativo l’applicativo GeA: un passo concreto verso una PA più moderna ed efficiente, che consente di superare un sistema basato su PEC e documenti frammentati.
...https://www.toscana-notizie.it/-/transizione-ecologica-operativo-l-applicativo-gea-pi%c3%b9-facili-e-trasparenti-i-procedimenti
L’ultimo aggiornamento dell’indice ISPRED elaborato da ENEA segna un nuovo minimo storico. 𝐏𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐥’ 𝐈𝐒𝐏𝐑𝐄𝐃.
È un indice composito che 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐭𝐢𝐳𝐳𝐚 𝟑 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐢 del sistema energetico:
𝐒𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚: valuta quanto il Paese è esposto a rischi di approvvigionamento, dipendenza dall’estero e volatilità geopolitica.
𝐂𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚: misura l’impatto economico per famiglie e imprese, includendo prezzi e dinamiche di mercato.
𝐃𝐞𝐜𝐚𝐫𝐛𝐨𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: monitora l’andamento delle emissioni e la diffusione delle fonti rinnovabili.
Il punto centrale è proprio questo: il peggioramento dell’indice non deriva da un solo fattore, ma da una combinazione di criticità. 𝐋𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐟𝐫𝐚𝐠𝐢𝐥𝐞, 𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐥𝐞𝐯𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐚𝐫𝐛𝐨𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐞𝐝𝐞 𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨 𝐥𝐞𝐧𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞.
Il quadro che emerge è chiaro e impietoso. Dietro questo -30% c’è una realtà fatta di emissioni che non calano abbastanza, rinnovabili che crescono lentamente e una dipendenza dalle fonti fossili che resiste. In poche parole: la transizione energetica italiana è in ritardo.
Particolarmente critico è il settore dei trasporti, dove le rinnovabili si fermano attorno al 10% dei consumi, ben al di sotto del target del 15%. Ancora più significativo è il fatto che i consumi di petrolio risultino in aumento, quando la traiettoria richiesta sarebbe opposta.
L’indice ISPRED non è solo un termometro. 𝐄` 𝐮𝐧 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐜𝐨. Dice se l’Italia sta costruendo un sistema energetico sostenibile nel senso pieno del termine: ambientale, economico e geopolitico e 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚, 𝐩𝐮𝐫𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨, 𝐞` 𝐧𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚.
L’ultimo aggiornamento dell’indice ISPRED elaborato da ENEA segna un nuovo minimo storico. 𝐏𝐞𝐫 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐧𝐝𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐛𝐢𝐬𝐨𝐠𝐧𝐚 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐫𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐦𝐢𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐥’ 𝐈𝐒𝐏𝐑𝐄𝐃.
È un indice composito che 𝐬𝐢𝐧𝐭𝐞𝐭𝐢𝐳𝐳𝐚 𝟑 𝐝𝐢𝐦𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐥𝐢 del sistema energetico:
𝐒𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚: valuta quanto il Paese è esposto a rischi di approvvigionamento, dipendenza dall’estero e volatilità geopolitica.
𝐂𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚: misura l’impatto economico per famiglie e imprese, includendo prezzi e dinamiche di mercato.
𝐃𝐞𝐜𝐚𝐫𝐛𝐨𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞: monitora l’andamento delle emissioni e la diffusione delle fonti rinnovabili.
Il punto centrale è proprio questo: il peggioramento dell’indice non deriva da un solo fattore, ma da una combinazione di criticità. 𝐋𝐚 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐟𝐫𝐚𝐠𝐢𝐥𝐞, 𝐢 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐞𝐥𝐞𝐯𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐜𝐚𝐫𝐛𝐨𝐧𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐩𝐫𝐨𝐜𝐞𝐝𝐞 𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨 𝐥𝐞𝐧𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞.
Il quadro che emerge è chiaro e impietoso. Dietro questo -30% c’è una realtà fatta di emissioni che non calano abbastanza, rinnovabili che crescono lentamente e una dipendenza dalle fonti fossili che resiste. In poche parole: la transizione energetica italiana è in ritardo.
Particolarmente critico è il settore dei trasporti, dove le rinnovabili si fermano attorno al 10% dei consumi, ben al di sotto del target del 15%. Ancora più significativo è il fatto che i consumi di petrolio risultino in aumento, quando la traiettoria richiesta sarebbe opposta.
L’indice ISPRED non è solo un termometro. 𝐄` 𝐮𝐧 𝐢𝐧𝐝𝐢𝐜𝐚𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐜𝐨. Dice se l’Italia sta costruendo un sistema energetico sostenibile nel senso pieno del termine: ambientale, economico e geopolitico e 𝐨𝐠𝐠𝐢 𝐥𝐚 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚, 𝐩𝐮𝐫𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨, 𝐞` 𝐧𝐞𝐠𝐚𝐭𝐢𝐯𝐚.
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La Toscana accelera sulla transizione energetica con una nuova legge regionale che punta a ridefinire il rapporto tra rinnovabili e territorio. Il provvedimento, atteso in giunta entro fine mese, si basa su due assi: aree idonee per agrivoltaico e fotovoltaico e “zone di accelerazione” per lo sviluppo rapido delle rinnovabili.
Come hanno spiegato il presidente della Regione e l’assessore all’ambiente, la normativa riguarderà 157 Comuni toscani su un totale di 273, ovvero quelli che presentano caratteristiche territoriali compatibili con l’installazione di impianti con parere non vincolante da parte delle Soprintendenze.
La Toscana punta a valorizzare al massimo gli spazi disponibili, ampliando le possibilità già previste: non solo impianti lungo le autostrade, ma anche nelle aree limitrofe alle grandi arterie di comunicazione.
Previsto un ruolo centrale per le aziende pubbliche, che potranno operare con procedure semplificate per contribuire più rapidamente alla transizione energetica.
La definizione concreta delle aree sarà però condivisa con i territori. Una volta stabilite le percentuali di superficie idonea, la Regione coinvolgerà direttamente i Comuni. Proprio per favorire questo confronto è prevista un’assemblea con tutti i sindaci toscani.
L’obiettivo è costruire una “coabitazione virtuosa” tra energie rinnovabili e paesaggio, evitando conflitti e favorendo soluzioni diffuse. Tra le ipotesi allo studio, la preferenza per più impianti di piccole dimensioni al posto di grandi installazioni concentrate, così da ridurre l’impatto visivo e ambientale.
Accanto alla mappatura delle aree idonee, la Regione sta lavorando anche a un piano per le “zone di accelerazione”: spazi già compromessi dal punto di vista ambientale o urbanistico come parcheggi, aree industriali, cave e discariche dismesse
La strategia energetica regionale guarda lontano. L’obiettivo è raggiungere 6,6 gigawatt di capacità installata da fonti rinnovabili entro il 2030, con una prospettiva di autosufficienza energetica al 2050
La Toscana accelera sulla transizione energetica con una nuova legge regionale che punta a ridefinire il rapporto tra rinnovabili e territorio. Il provvedimento, atteso in giunta entro fine mese, si basa su due assi: aree idonee per agrivoltaico e fotovoltaico e “zone di accelerazione” per lo sviluppo rapido delle rinnovabili.
Come hanno spiegato il presidente della Regione e l’assessore all’ambiente, la normativa riguarderà 157 Comuni toscani su un totale di 273, ovvero quelli che presentano caratteristiche territoriali compatibili con l’installazione di impianti con parere non vincolante da parte delle Soprintendenze.
La Toscana punta a valorizzare al massimo gli spazi disponibili, ampliando le possibilità già previste: non solo impianti lungo le autostrade, ma anche nelle aree limitrofe alle grandi arterie di comunicazione.
Previsto un ruolo centrale per le aziende pubbliche, che potranno operare con procedure semplificate per contribuire più rapidamente alla transizione energetica.
La definizione concreta delle aree sarà però condivisa con i territori. Una volta stabilite le percentuali di superficie idonea, la Regione coinvolgerà direttamente i Comuni. Proprio per favorire questo confronto è prevista un’assemblea con tutti i sindaci toscani.
L’obiettivo è costruire una “coabitazione virtuosa” tra energie rinnovabili e paesaggio, evitando conflitti e favorendo soluzioni diffuse. Tra le ipotesi allo studio, la preferenza per più impianti di piccole dimensioni al posto di grandi installazioni concentrate, così da ridurre l’impatto visivo e ambientale.
Accanto alla mappatura delle aree idonee, la Regione sta lavorando anche a un piano per le “zone di accelerazione”: spazi già compromessi dal punto di vista ambientale o urbanistico come parcheggi, aree industriali, cave e discariche dismesse
La strategia energetica regionale guarda lontano. L’obiettivo è raggiungere 6,6 gigawatt di capacità installata da fonti rinnovabili entro il 2030, con una prospettiva di autosufficienza energetica al 2050
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Molti istituti di ricerca lavorano alla realizzazione di turbine per bruciare idrogeno al fine della decarbonizzazione delle centrali termoelettriche e del trasporto pesante. La NASA ha messo a punto una turbina che ha raggiunto un’autonomia di 250 secondi. Le turbine per funzionare comprimono aria per mezzo del compressore, la miscelano col combustibile e li bruciano. Il compressore, collegato alla turbina mediante un asse in modo che ruotino solidarmente, serve ad aspirare l’aria comburente ma “consuma” quasi metà dell’energia resa disponibile dalla turbina.
Al Karlsruher Institut für Technologie (università tedesca) un gruppo di ricercatori hanno realizzato una turbina a gas a idrogeno senza compressore assiale. Gli scienziati hanno utilizzato la combustione a guadagno di pressione in cui il gas brucia in modo estremamente rapido senza riuscire a espandersi ma generando un’altissima pressione nella camera di combustione. Questo permette di aumentare l’efficienza ma presenta vari problemi. Ad esempio, la temperatura può superare i 2500°C, ben oltre il punto di fusione delle leghe metalliche più avanzate.
La turbina ha funzionato per oltre cinque minuti ed ha generato elettricità. La tecnologia a cui si lavora in Germania può essere usata anche con combustibili diversi dall’idrogeno. Essendo il compressore un elemento complesso e pesante, la realizzazione di turbine più leggere, economiche e ad alta efficieza rappresenta un importante passo avanti sia per la produzione di energia che per l’aviazione.
Molti istituti di ricerca lavorano alla realizzazione di turbine per bruciare idrogeno al fine della decarbonizzazione delle centrali termoelettriche e del trasporto pesante. La NASA ha messo a punto una turbina che ha raggiunto un’autonomia di 250 secondi. Le turbine per funzionare comprimono aria per mezzo del compressore, la miscelano col combustibile e li bruciano. Il compressore, collegato alla turbina mediante un asse in modo che ruotino solidarmente, serve ad aspirare l’aria comburente ma “consuma” quasi metà dell’energia resa disponibile dalla turbina.
Al Karlsruher Institut für Technologie (università tedesca) un gruppo di ricercatori hanno realizzato una turbina a gas a idrogeno senza compressore assiale. Gli scienziati hanno utilizzato la combustione a guadagno di pressione in cui il gas brucia in modo estremamente rapido senza riuscire a espandersi ma generando un’altissima pressione nella camera di combustione. Questo permette di aumentare l’efficienza ma presenta vari problemi. Ad esempio, la temperatura può superare i 2500°C, ben oltre il punto di fusione delle leghe metalliche più avanzate.
La turbina ha funzionato per oltre cinque minuti ed ha generato elettricità. La tecnologia a cui si lavora in Germania può essere usata anche con combustibili diversi dall’idrogeno. Essendo il compressore un elemento complesso e pesante, la realizzazione di turbine più leggere, economiche e ad alta efficieza rappresenta un importante passo avanti sia per la produzione di energia che per l’aviazione.
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I dati sulle immatricolazioni di 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔 segnano un punto di svolta per il mercato automobilistico italiano. Con 𝟏𝟔.𝟏𝟑𝟕 𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐯𝐞𝐧𝐝𝐮𝐭𝐞 𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟕𝟏,𝟕% su base annua, l’auto elettrica pura (𝐁𝐄𝐕) sembra aver finalmente trovato una sua dimensione, portando la quota di mercato all`8,6%.
𝐋`𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐨 "𝐢𝐧𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐢"
Non si può ignorare che parte di questa spinta derivi dal massiccio pacchetto di incentivi introdotto nell`ottobre 2025. Come già accaduto in passato, il mercato italiano si conferma estremamente sensibile al sostegno pubblico: la domanda risponde prontamente quando il prezzo d`acquisto viene abbattuto artificialmente, ma resta l`incognita su cosa accadrà quando questi fondi si esauriranno. Siamo di fronte a una reale maturazione del consumatore o a una finestra di opportunità economica destinata a chiudersi?
𝐔𝐧 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐝𝐮𝐞 𝐯𝐞𝐥𝐨𝐜𝐢𝐭𝐚̀
Se da un lato il primo trimestre 2026 consolida il trend positivo (oltre 38.000 immatricolazioni), dall`altro emerge una preferenza marcata per le ibride plug-in, cresciute del 114,5%. Questo dato suggerisce che una fetta importante di automobilisti non si fida ancora del passaggio al "full electric", cercando rifugio in una tecnologia di transizione. In ogni caso il parco circolante elettrico si avvia rapidamente a superare le 400.000 vetture. È un traguardo simbolico importante.
𝐈𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟔 𝐬𝐢 𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐥`𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥 "𝐛𝐚𝐥𝐳𝐨 𝐢𝐧 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢". Resta da capire se l`Italia stia costruendo un mercato strutturale o se stia vivendo una fase di picco alimentata da circostanze favorevoli ma temporanee.
I dati sulle immatricolazioni di 𝐦𝐚𝐫𝐳𝐨 𝟐𝟎𝟐𝟔 segnano un punto di svolta per il mercato automobilistico italiano. Con 𝟏𝟔.𝟏𝟑𝟕 𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚̀ 𝐯𝐞𝐧𝐝𝐮𝐭𝐞 𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥 𝟕𝟏,𝟕% su base annua, l’auto elettrica pura (𝐁𝐄𝐕) sembra aver finalmente trovato una sua dimensione, portando la quota di mercato all`8,6%.
𝐋`𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐨 "𝐢𝐧𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢𝐯𝐢"
Non si può ignorare che parte di questa spinta derivi dal massiccio pacchetto di incentivi introdotto nell`ottobre 2025. Come già accaduto in passato, il mercato italiano si conferma estremamente sensibile al sostegno pubblico: la domanda risponde prontamente quando il prezzo d`acquisto viene abbattuto artificialmente, ma resta l`incognita su cosa accadrà quando questi fondi si esauriranno. Siamo di fronte a una reale maturazione del consumatore o a una finestra di opportunità economica destinata a chiudersi?
𝐔𝐧 𝐦𝐞𝐫𝐜𝐚𝐭𝐨 𝐚 𝐝𝐮𝐞 𝐯𝐞𝐥𝐨𝐜𝐢𝐭𝐚̀
Se da un lato il primo trimestre 2026 consolida il trend positivo (oltre 38.000 immatricolazioni), dall`altro emerge una preferenza marcata per le ibride plug-in, cresciute del 114,5%. Questo dato suggerisce che una fetta importante di automobilisti non si fida ancora del passaggio al "full electric", cercando rifugio in una tecnologia di transizione. In ogni caso il parco circolante elettrico si avvia rapidamente a superare le 400.000 vetture. È un traguardo simbolico importante.
𝐈𝐥 𝟐𝟎𝟐𝟔 𝐬𝐢 𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐢𝐧𝐞𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐥`𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐝𝐞𝐥 "𝐛𝐚𝐥𝐳𝐨 𝐢𝐧 𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢". Resta da capire se l`Italia stia costruendo un mercato strutturale o se stia vivendo una fase di picco alimentata da circostanze favorevoli ma temporanee.
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Altro che petrolio, il vero lusso è l’acqua!
Oltre 2 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile sicura, e quasi il 75% della popolazione mondiale vive in condizioni di stress idrico.
Anche l’Italia è sempre più esposta alla siccità: la disponibilità naturale di acqua si è ridotta di oltre il 20% dal 1951, e oggi il 42,4% dell’acqua immessa nelle reti si disperde prima di arrivare ai rubinetti, a causa di infrastrutture obsolete.
Eppure, una parte dell’acqua potrebbe essere recuperata: il potenziale di riutilizzo delle acque reflue è del 13,4%, ma oggi ne sfruttiamo solo il 3,4%.
Le soluzioni ci sono:
💧 Tecnologie che trasformano l’umidità dell’aria in acqua potabile
♻️ Riuso delle acque reflue
🌱 Agricoltura smart: irrigazione a goccia, droni e agricoltura verticale
In Toscana si investe in questa direzione: 420 milioni di euro nel 2024 e oltre 2,6 miliardi entro il 2029 per ridurre le perdite e migliorare le infrastrutture.
Dati, investimenti e innovazione dimostrano che con la giusta gestione possiamo affrontare la crisi idrica e costruire un futuro più sostenibile.
Un impegno che si collega agli obiettivi dell’Agenda 2030.
#CrisiIdrica #SaveWater #Sostenibilità #Agenda2030 #FuturoSostenibile
Altro che petrolio, il vero lusso è l’acqua!
Oltre 2 miliardi di persone non hanno accesso ad acqua potabile sicura, e quasi il 75% della popolazione mondiale vive in condizioni di stress idrico.
Anche l’Italia è sempre più esposta alla siccità: la disponibilità naturale di acqua si è ridotta di oltre il 20% dal 1951, e oggi il 42,4% dell’acqua immessa nelle reti si disperde prima di arrivare ai rubinetti, a causa di infrastrutture obsolete.
Eppure, una parte dell’acqua potrebbe essere recuperata: il potenziale di riutilizzo delle acque reflue è del 13,4%, ma oggi ne sfruttiamo solo il 3,4%.
Le soluzioni ci sono:
💧 Tecnologie che trasformano l’umidità dell’aria in acqua potabile
♻️ Riuso delle acque reflue
🌱 Agricoltura smart: irrigazione a goccia, droni e agricoltura verticale
In Toscana si investe in questa direzione: 420 milioni di euro nel 2024 e oltre 2,6 miliardi entro il 2029 per ridurre le perdite e migliorare le infrastrutture.
Dati, investimenti e innovazione dimostrano che con la giusta gestione possiamo affrontare la crisi idrica e costruire un futuro più sostenibile.
Un impegno che si collega agli obiettivi dell’Agenda 2030.
#CrisiIdrica #SaveWater #Sostenibilità #Agenda2030 #FuturoSostenibile
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Famiglie e imprese potranno accedere a tariffe agevolate per l’elettricità ricavata dai rifiuti: lo annuncia Ecofor Service spa di Pontedera, che lancia il nuovo avviso pubblico “Luce insieme” con un plafond annuo di 𝟖 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐤𝐖𝐡 𝐝𝐢 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞.
L’energia proviene dalla valorizzazione del 𝐛𝐢𝐨𝐠𝐚𝐬 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐢 𝐆𝐞𝐥𝐥𝐨, ottenuto dal trattamento di rifiuti speciali non pericolosi: un esempio di 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 che trasforma un processo di smaltimento in una fonte energetica verde a chilometro zero. Il progetto, già avviato nel 2023 per associazioni, parrocchie e realtà sportive, viene ora esteso a famiglie e imprese, con criteri e limiti di consumo per garantire una distribuzione equa delle risorse.
La fornitura avviene a condizioni trasparenti: il prezzo è ancorato al PUN (prezzo unico nazionale), cioè il valore dell’energia sul mercato all’ingrosso senza ricarichi commerciali, con un 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐚𝐫𝐦𝐢𝐨 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟎%. Per tutelare gli utenti dalle oscillazioni del mercato è inoltre previsto un tetto massimo pari a 0,116 €/kWh.
Il progetto ha un impatto stimato sul fabbisogno energetico di circa 1.500 famiglie, 100 esercizi commerciali e 50 imprese artigiane. L’iniziativa, partecipata anche dal Comune di Pontedera, è stata accolta positivamente da istituzioni locali e associazioni di categoria come Confcommercio e Confesercenti.
Oltre alla dimensione territoriale, il progetto si inserisce in 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐫𝐞𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 anche a livello nazionale: un sistema in cui energia prodotta da infrastrutture ambientali locali viene reimmessa nel mercato a condizioni calmierate, contribuendo sia alla riduzione dei costi per cittadini e imprese sia alla valorizzazione energetica dei rifiuti, con un impatto positivo su 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀, 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐢𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚.
Famiglie e imprese potranno accedere a tariffe agevolate per l’elettricità ricavata dai rifiuti: lo annuncia Ecofor Service spa di Pontedera, che lancia il nuovo avviso pubblico “Luce insieme” con un plafond annuo di 𝟖 𝐦𝐢𝐥𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐢 𝐤𝐖𝐡 𝐝𝐢 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐝𝐨𝐭𝐭𝐚 𝐥𝐨𝐜𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞.
L’energia proviene dalla valorizzazione del 𝐛𝐢𝐨𝐠𝐚𝐬 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐚𝐫𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐢 𝐆𝐞𝐥𝐥𝐨, ottenuto dal trattamento di rifiuti speciali non pericolosi: un esempio di 𝐞𝐜𝐨𝐧𝐨𝐦𝐢𝐚 𝐜𝐢𝐫𝐜𝐨𝐥𝐚𝐫𝐞 che trasforma un processo di smaltimento in una fonte energetica verde a chilometro zero. Il progetto, già avviato nel 2023 per associazioni, parrocchie e realtà sportive, viene ora esteso a famiglie e imprese, con criteri e limiti di consumo per garantire una distribuzione equa delle risorse.
La fornitura avviene a condizioni trasparenti: il prezzo è ancorato al PUN (prezzo unico nazionale), cioè il valore dell’energia sul mercato all’ingrosso senza ricarichi commerciali, con un 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐚𝐫𝐦𝐢𝐨 𝐦𝐞𝐝𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝟐𝟎%. Per tutelare gli utenti dalle oscillazioni del mercato è inoltre previsto un tetto massimo pari a 0,116 €/kWh.
Il progetto ha un impatto stimato sul fabbisogno energetico di circa 1.500 famiglie, 100 esercizi commerciali e 50 imprese artigiane. L’iniziativa, partecipata anche dal Comune di Pontedera, è stata accolta positivamente da istituzioni locali e associazioni di categoria come Confcommercio e Confesercenti.
Oltre alla dimensione territoriale, il progetto si inserisce in 𝐮𝐧 𝐦𝐨𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐫𝐞𝐩𝐥𝐢𝐜𝐚𝐛𝐢𝐥𝐞 anche a livello nazionale: un sistema in cui energia prodotta da infrastrutture ambientali locali viene reimmessa nel mercato a condizioni calmierate, contribuendo sia alla riduzione dei costi per cittadini e imprese sia alla valorizzazione energetica dei rifiuti, con un impatto positivo su 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀, 𝐜𝐨𝐦𝐩𝐞𝐭𝐢𝐭𝐢𝐯𝐢𝐭𝐚̀ 𝐞 𝐬𝐢𝐜𝐮𝐫𝐞𝐳𝐳𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚.
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Nell’immaginario collettivo, soprattutto 𝐬𝐮𝐢 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥, 𝐥𝐚 𝐠𝐞𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐮𝐧 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐫𝐮𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞: chiudi lo Stretto di Hormuz e i prezzi schizzano; lo riapri e tutto torna come prima. La realtà, purtroppo, è governata da una logica inerziale che ci condanna a una lenta convalescenza. Anche se da oggi la navigazione tornasse libera e sicura, l’idea di un ritorno immediato alla normalità è una pura illusione.
Il primo ostacolo è 𝐢𝐥 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨. Il mercato energetico europeo non vive nel presente, ma nei riflessi di ciò che è accaduto settimane se non mesi fa. Se la crisi ha impiegato settimane a manifestarsi, il ripristino seguirà lo stesso ritmo asfittico: serviranno dalle 3 alle 5 settimane solo perché i nuovi carichi di greggio colmino il vuoto logistico nei terminal continentali. Per il gas, la situazione è ancora più rigida: tra la riattivazione degli impianti e i tempi tecnici di rigassificazione, parliamo di una "doppia inerzia" che rende ogni miglioramento invisibile ai consumatori per mesi.
Ma il vero problema non è solo il ritardo, 𝐛𝐞𝐧𝐬𝐢̀ 𝐢𝐥 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞. Il conflitto non ha solo bloccato il transito, ha ferito le infrastrutture. Pozzi, raffinerie e terminal nel Golfo hanno subito impatti che non si riparano con un trattato di pace. In particolare, il settore del diesel e del jet fuel soffre di una capacità produttiva compromessa, con margini di sicurezza ormai ridotti all`osso.
Ancora più allarmante è 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐚𝐬. Le stime sulle infrastrutture del Qatar parlano di una perdita del 20% della capacità di esportazione che potrebbe durare fino a 3 anni per i danneggiamenti agli impianti. Non siamo di fronte a un collo di bottiglia temporaneo, ma a una ristrutturazione forzata degli equilibri globali.
L`Italia deve accettare una verità scomoda: il sistema energetico non "rimbalza". Si riassesta con lentezza esasperante, assorbendo prima i ritardi logistici e poi i danni industriali. La riapertura di Hormuz non è la fine della crisi, ma l`inizio di una lunga e 𝐢𝐧𝐜𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐟𝐚𝐬𝐞 𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞.
Nell’immaginario collettivo, soprattutto 𝐬𝐮𝐢 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥, 𝐥𝐚 𝐠𝐞𝐨𝐩𝐨𝐥𝐢𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐢𝐚 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐮𝐧 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐫𝐮𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞: chiudi lo Stretto di Hormuz e i prezzi schizzano; lo riapri e tutto torna come prima. La realtà, purtroppo, è governata da una logica inerziale che ci condanna a una lenta convalescenza. Anche se da oggi la navigazione tornasse libera e sicura, l’idea di un ritorno immediato alla normalità è una pura illusione.
Il primo ostacolo è 𝐢𝐥 𝐟𝐚𝐭𝐭𝐨𝐫𝐞 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨. Il mercato energetico europeo non vive nel presente, ma nei riflessi di ciò che è accaduto settimane se non mesi fa. Se la crisi ha impiegato settimane a manifestarsi, il ripristino seguirà lo stesso ritmo asfittico: serviranno dalle 3 alle 5 settimane solo perché i nuovi carichi di greggio colmino il vuoto logistico nei terminal continentali. Per il gas, la situazione è ancora più rigida: tra la riattivazione degli impianti e i tempi tecnici di rigassificazione, parliamo di una "doppia inerzia" che rende ogni miglioramento invisibile ai consumatori per mesi.
Ma il vero problema non è solo il ritardo, 𝐛𝐞𝐧𝐬𝐢̀ 𝐢𝐥 𝐝𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐭𝐫𝐮𝐭𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞. Il conflitto non ha solo bloccato il transito, ha ferito le infrastrutture. Pozzi, raffinerie e terminal nel Golfo hanno subito impatti che non si riparano con un trattato di pace. In particolare, il settore del diesel e del jet fuel soffre di una capacità produttiva compromessa, con margini di sicurezza ormai ridotti all`osso.
Ancora più allarmante è 𝐥𝐨 𝐬𝐜𝐞𝐧𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥 𝐠𝐚𝐬. Le stime sulle infrastrutture del Qatar parlano di una perdita del 20% della capacità di esportazione che potrebbe durare fino a 3 anni per i danneggiamenti agli impianti. Non siamo di fronte a un collo di bottiglia temporaneo, ma a una ristrutturazione forzata degli equilibri globali.
L`Italia deve accettare una verità scomoda: il sistema energetico non "rimbalza". Si riassesta con lentezza esasperante, assorbendo prima i ritardi logistici e poi i danni industriali. La riapertura di Hormuz non è la fine della crisi, ma l`inizio di una lunga e 𝐢𝐧𝐜𝐞𝐫𝐭𝐚 𝐟𝐚𝐬𝐞 𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐜𝐨𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞.
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La vignetta sintetizza una verità scomoda: 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐩𝐨𝐠𝐠𝐢𝐚 𝐬𝐮 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐟𝐫𝐚𝐠𝐢𝐥𝐢, 𝐞𝐬𝐭𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐞 𝐥𝐚𝐫𝐠𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢. Il riferimento allo Stretto di Hormuz non è solo geografico, ma simbolico: una strozzatura globale da cui dipendono prezzi, inflazione e margini di crescita. In cima, invece, si accumulano promesse, strumenti e narrazioni che raramente incidono nel breve periodo.
Il nodo è proprio questo scollamento tra tempi politici e tempi reali. Le “rinnovabili (a rilento)” raccontano di un Paese che sa qual è la direzione giusta ma fatica ad indirizzarsi convintamente su quella strada. Nel frattempo, l’urgenza viene tamponata con “bonus a caso”: misure costose, spesso poco selettive, che alleviano temporaneamente ma non trasformano. È una 𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚.
Sul piano macroeconomico, l’equilibrio è altrettanto precario. 𝐋’𝐢𝐧𝐟𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐫𝐨𝐝𝐞 𝐫𝐞𝐝𝐝𝐢𝐭𝐢 𝐞 𝐟𝐢𝐝𝐮𝐜𝐢𝐚, 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐏𝐈𝐋 𝐫𝐢𝐬𝐭𝐚𝐠𝐧𝐚. Le “previsioni ottimistiche (riviste ogni 3 mesi)” segnalano una difficoltà strutturale nel leggere la realtà più che nel governarla. E le “analisi dei dati (che tutti ignorano)” alludono a un paradosso tipicamente italiano: informazioni disponibili, ma poco utilizzate nelle decisioni, schiacciate da logiche di consenso e orizzonti elettorali brevi.
𝐅𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞, 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐛𝐚𝐬𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐚𝐭𝐞 𝐚 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐩𝐞𝐬𝐨 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐞𝐧𝐭𝐞, senza strumenti adeguati per pianificare. Bollette instabili, credito più caro, domanda incerta: elementi che frenano investimenti e produttività.
La critica, però, non è un esercizio di pessimismo. È un invito a riallineare priorità e strumenti: 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐥𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢, semplificare, investire in infrastrutture energetiche e smettere di rincorrere l’emergenza con soluzioni temporanee. Finché la base resterà fuori controllo, nessuna architettura, per quanto sofisticata, potrà reggere.
La vignetta sintetizza una verità scomoda: 𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐞𝐠𝐢𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐚 𝐩𝐨𝐠𝐠𝐢𝐚 𝐬𝐮 𝐟𝐨𝐧𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚 𝐟𝐫𝐚𝐠𝐢𝐥𝐢, 𝐞𝐬𝐭𝐞𝐫𝐧𝐞 𝐞 𝐥𝐚𝐫𝐠𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨𝐥𝐥𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢. Il riferimento allo Stretto di Hormuz non è solo geografico, ma simbolico: una strozzatura globale da cui dipendono prezzi, inflazione e margini di crescita. In cima, invece, si accumulano promesse, strumenti e narrazioni che raramente incidono nel breve periodo.
Il nodo è proprio questo scollamento tra tempi politici e tempi reali. Le “rinnovabili (a rilento)” raccontano di un Paese che sa qual è la direzione giusta ma fatica ad indirizzarsi convintamente su quella strada. Nel frattempo, l’urgenza viene tamponata con “bonus a caso”: misure costose, spesso poco selettive, che alleviano temporaneamente ma non trasformano. È una 𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐞𝐦𝐞𝐫𝐠𝐞𝐧𝐳𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐚 𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞𝐦𝐚.
Sul piano macroeconomico, l’equilibrio è altrettanto precario. 𝐋’𝐢𝐧𝐟𝐥𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐫𝐨𝐝𝐞 𝐫𝐞𝐝𝐝𝐢𝐭𝐢 𝐞 𝐟𝐢𝐝𝐮𝐜𝐢𝐚, 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐢𝐥 𝐏𝐈𝐋 𝐫𝐢𝐬𝐭𝐚𝐠𝐧𝐚. Le “previsioni ottimistiche (riviste ogni 3 mesi)” segnalano una difficoltà strutturale nel leggere la realtà più che nel governarla. E le “analisi dei dati (che tutti ignorano)” alludono a un paradosso tipicamente italiano: informazioni disponibili, ma poco utilizzate nelle decisioni, schiacciate da logiche di consenso e orizzonti elettorali brevi.
𝐅𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐞 𝐢𝐦𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞, 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐛𝐚𝐬𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐝𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐚𝐭𝐞 𝐚 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧 𝐩𝐞𝐬𝐨 𝐜𝐫𝐞𝐬𝐜𝐞𝐧𝐭𝐞, senza strumenti adeguati per pianificare. Bollette instabili, credito più caro, domanda incerta: elementi che frenano investimenti e produttività.
La critica, però, non è un esercizio di pessimismo. È un invito a riallineare priorità e strumenti: 𝐚𝐜𝐜𝐞𝐥𝐞𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐚𝐯𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐫𝐢𝐧𝐧𝐨𝐯𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢, semplificare, investire in infrastrutture energetiche e smettere di rincorrere l’emergenza con soluzioni temporanee. Finché la base resterà fuori controllo, nessuna architettura, per quanto sofisticata, potrà reggere.
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Le Università Bocconi di Milano e Sant’Anna di Pisa organizzano attraverso l’Osservatorio Geo e il Tavolo Management un incontro venerdì 10 aprile prossimo dedicato alle novità in tema di greenwashing e per la responsabilizzazione dei consumatori. Saranno esaminate le novità apportate dal D.lgs 30 del 20 febbraio 2026 ed i principi contenuti nelle Linee guida interpretative della Commissione europea sulla Direttiva 825/24.
Particolare attenzione sarà dedicata ai nuovi adempimenti indicati per le imprese a partire dalla data in vigore del provvedimento prevista per il 27 settembre 2026.
L’occasione per approfondire le Linee guida della Commissione consentirà di approfondire i temi di responsabilizzazione dei consumatori e tutela dalle pratiche commerciali sleali e dalle informazioni fuorvianti in tema di ambiente
Le Università Bocconi di Milano e Sant’Anna di Pisa organizzano attraverso l’Osservatorio Geo e il Tavolo Management un incontro venerdì 10 aprile prossimo dedicato alle novità in tema di greenwashing e per la responsabilizzazione dei consumatori. Saranno esaminate le novità apportate dal D.lgs 30 del 20 febbraio 2026 ed i principi contenuti nelle Linee guida interpretative della Commissione europea sulla Direttiva 825/24.
Particolare attenzione sarà dedicata ai nuovi adempimenti indicati per le imprese a partire dalla data in vigore del provvedimento prevista per il 27 settembre 2026.
L’occasione per approfondire le Linee guida della Commissione consentirà di approfondire i temi di responsabilizzazione dei consumatori e tutela dalle pratiche commerciali sleali e dalle informazioni fuorvianti in tema di ambiente
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La 𝐠𝐞𝐨𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐚 𝐬𝐢 𝐝𝐢𝐯𝐢𝐝𝐞 𝐢𝐧 𝐝𝐮𝐞 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐭𝐢𝐩𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐞: quella ad alta temperatura (>150°C) per l`elettricità e quella a bassa entalpia (<100°C) per il riscaldamento tramite pompe di calore. In Italia, nonostante un sottosuolo stabile tra i 10 e i 15 gradi, questa risorsa rimane una nicchia, rappresentando meno del 10% delle installazioni termiche, a differenza di paesi come Svezia (oltre il 30%) o Polonia.
Sfruttare maggiormente la geotermia e 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐥𝐞𝐫𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞, tagliando le importazioni di gas del 5-10% (diversi miliardi di metri cubi l`anno). Secondo il Politecnico di Milano, il teleriscaldamento rinnovabile potrebbe coprire un quinto della domanda urbana. Casi di successo, in altri Paesi, ne dimostrano l’efficacia: esistono città dove 20.000 case sono riscaldate così e si risparmiano 10 milioni di metri cubi di gas ogni anno.
𝐈 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐢𝐛𝐢𝐭𝐢𝐯𝐢. Un grande impianto urbano richiede decine di milioni di euro e tempi stimati in cinque anni. A livello domestico, una pompa di calore geotermica con sonda verticale costa tra 22.000 e 25.000 euro. I tempi di rientro possono scendere sotto gli otto anni con il Conto Termico, che prevede un rimborso fino al 65 per cento della spesa. In cambio, un`energia stabile e locale. Si tratta, evidentemente, di soluzioni di scala diversa, ma nei progetti di `𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐮𝐫𝐛𝐚𝐧𝐚` o in quelli che puntano alla trasformazione di aree dismesse in `𝐧𝐮𝐨𝐯𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐫𝐭𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐞𝐜𝐨𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢` prevedere una rete di teleriscaldamento sarebbe spesso più semplice ed economicamente efficiente. Sotto le città italiane il calore c’è, la tecnologia anche: ciò che manca è la capacità di svilupparla su scala di rete.
La 𝐠𝐞𝐨𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐚 𝐬𝐢 𝐝𝐢𝐯𝐢𝐝𝐞 𝐢𝐧 𝐝𝐮𝐞 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐢 𝐭𝐢𝐩𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐞: quella ad alta temperatura (>150°C) per l`elettricità e quella a bassa entalpia (<100°C) per il riscaldamento tramite pompe di calore. In Italia, nonostante un sottosuolo stabile tra i 10 e i 15 gradi, questa risorsa rimane una nicchia, rappresentando meno del 10% delle installazioni termiche, a differenza di paesi come Svezia (oltre il 30%) o Polonia.
Sfruttare maggiormente la geotermia e 𝐢𝐥 𝐭𝐞𝐥𝐞𝐫𝐢𝐬𝐜𝐚𝐥𝐝𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐫𝐢𝐝𝐮𝐫𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐥𝐚 𝐝𝐢𝐩𝐞𝐧𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞, tagliando le importazioni di gas del 5-10% (diversi miliardi di metri cubi l`anno). Secondo il Politecnico di Milano, il teleriscaldamento rinnovabile potrebbe coprire un quinto della domanda urbana. Casi di successo, in altri Paesi, ne dimostrano l’efficacia: esistono città dove 20.000 case sono riscaldate così e si risparmiano 10 milioni di metri cubi di gas ogni anno.
𝐈 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐬𝐢𝐠𝐧𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐭𝐢𝐯𝐢 𝐦𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐫𝐨𝐢𝐛𝐢𝐭𝐢𝐯𝐢. Un grande impianto urbano richiede decine di milioni di euro e tempi stimati in cinque anni. A livello domestico, una pompa di calore geotermica con sonda verticale costa tra 22.000 e 25.000 euro. I tempi di rientro possono scendere sotto gli otto anni con il Conto Termico, che prevede un rimborso fino al 65 per cento della spesa. In cambio, un`energia stabile e locale. Si tratta, evidentemente, di soluzioni di scala diversa, ma nei progetti di `𝐫𝐢𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐮𝐫𝐛𝐚𝐧𝐚` o in quelli che puntano alla trasformazione di aree dismesse in `𝐧𝐮𝐨𝐯𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐫𝐭𝐢𝐞𝐫𝐢 𝐞𝐜𝐨𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢` prevedere una rete di teleriscaldamento sarebbe spesso più semplice ed economicamente efficiente. Sotto le città italiane il calore c’è, la tecnologia anche: ciò che manca è la capacità di svilupparla su scala di rete.
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𝟑 𝐬𝐡𝐨𝐜𝐤 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐢𝐧 𝟓 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐢𝐧𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚: 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚. Eppure l’Italia continua a reagire come se si trattasse di emergenze scollegate, evitando di affrontare il nodo centrale: la mancanza di una politica energetica che abbia puntato con decisione all`indipendenza energetica. Stiamo mettendo 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐪𝐮𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐨𝐩𝐩𝐞, non cercando una soluzione. Il risultato? Esposizione a ricatti, volatilità dei prezzi e rischi geopolitici.
Nel 2021-2022, all’indomani del Covid, la ripresa economica globale ha fatto esplodere la domanda di energia, rivelando tutta la fragilità di un sistema dipendente dalle importazioni. Nel 2022-2024, l`invasione dell`Ucraina ha trasformato quella fragilità in crisi aperta. Oggi, nel 2026, la situazione in Medio Oriente dimostra che il problema non è mai stato risolto: si è solo spostato.
Ed è qui l’errore più grave della politica italiana: non si è ridotta la dipendenza, la si è solo spostata. Dal gas russo a quello americano, ai Paesi del Golfo, fino alla continua ricerca di nuovi fornitori.
Un immobilismo nel cercare soluzioni mascherato da pragmatismo nella ricerca di toppe. Ma stiamo pagando un costo altissimo. L’Italia è tra i Paesi europei più dipendenti dal gas e quindi tra i più vulnerabili. Famiglie e imprese pagano di più e il sistema produttivo perde competitività. Intanto si è perso tempo prezioso.
La verità è scomoda ma evidente: le scelte non sono state fatte. Non perché mancassero le alternative, ma perché è mancata la volontà di sostenerle fino in fondo. E lasciamo perdere il nucleare: richiederebbe almeno 15/20 anni prima di produrre effetti concreti e dipenderebbe comunque da uranio che non abbiamo.
La strada è chiara da anni: puntare sulle rinnovabili non è ideologia, ma necessità economica e strategica. Significa ridurre, già nel medio periodo, costi e dipendenza e mettere al riparo il Paese da crisi che non controlla. Dopo 3 shock non scegliere di farlo è una responsabilità precisa e pesante. Perché il prossimo shock arriverà, e se ci troverà fermi, non ci saranno alibi.
𝟑 𝐬𝐡𝐨𝐜𝐤 𝐞𝐧𝐞𝐫𝐠𝐞𝐭𝐢𝐜𝐢 𝐢𝐧 𝟓 𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐜𝐨𝐢𝐧𝐜𝐢𝐝𝐞𝐧𝐳𝐚: 𝐬𝐨𝐧𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚. Eppure l’Italia continua a reagire come se si trattasse di emergenze scollegate, evitando di affrontare il nodo centrale: la mancanza di una politica energetica che abbia puntato con decisione all`indipendenza energetica. Stiamo mettendo 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐪𝐮𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐭𝐨𝐩𝐩𝐞, non cercando una soluzione. Il risultato? Esposizione a ricatti, volatilità dei prezzi e rischi geopolitici.
Nel 2021-2022, all’indomani del Covid, la ripresa economica globale ha fatto esplodere la domanda di energia, rivelando tutta la fragilità di un sistema dipendente dalle importazioni. Nel 2022-2024, l`invasione dell`Ucraina ha trasformato quella fragilità in crisi aperta. Oggi, nel 2026, la situazione in Medio Oriente dimostra che il problema non è mai stato risolto: si è solo spostato.
Ed è qui l’errore più grave della politica italiana: non si è ridotta la dipendenza, la si è solo spostata. Dal gas russo a quello americano, ai Paesi del Golfo, fino alla continua ricerca di nuovi fornitori.
Un immobilismo nel cercare soluzioni mascherato da pragmatismo nella ricerca di toppe. Ma stiamo pagando un costo altissimo. L’Italia è tra i Paesi europei più dipendenti dal gas e quindi tra i più vulnerabili. Famiglie e imprese pagano di più e il sistema produttivo perde competitività. Intanto si è perso tempo prezioso.
La verità è scomoda ma evidente: le scelte non sono state fatte. Non perché mancassero le alternative, ma perché è mancata la volontà di sostenerle fino in fondo. E lasciamo perdere il nucleare: richiederebbe almeno 15/20 anni prima di produrre effetti concreti e dipenderebbe comunque da uranio che non abbiamo.
La strada è chiara da anni: puntare sulle rinnovabili non è ideologia, ma necessità economica e strategica. Significa ridurre, già nel medio periodo, costi e dipendenza e mettere al riparo il Paese da crisi che non controlla. Dopo 3 shock non scegliere di farlo è una responsabilità precisa e pesante. Perché il prossimo shock arriverà, e se ci troverà fermi, non ci saranno alibi.
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Mai vista una serra così!😮
In Toscana, un giovane imprenditore ha creato una serra intelligente che si adatta al clima e riusa l’acqua piovana. Un’idea innovativa e già premiata con l’Oscar Green di Coldiretti.
Il risultato? Meno sprechi, meno costi, più efficienza, e un nuovo modo di vivere il lavoro in agricoltura.
La tecnologia supporta la tradizione: aiuta le aziende a produrre meglio e consumare meno risorse. Grazie a sistemi di monitoraggio e gestione intelligente, gli agricoltori possono lavorare in modo più consapevole, con un impatto ambientale ridotto.
In Toscana, innovazione e territorio si uniscono per costruire l’agricoltura del futuro: moderna, efficiente e rispettosa dell’ambiente.
Questo progetto porta avanti gli Obiettivi 12 e 9 dell’Agenda 2030: consumo e produzione responsabili e innovazione per un’agricoltura sostenibile. 🌍
#AgricolturaSostenibile #InnovazioneAgricola #ToscanaSostenibile #Agenda2030 #GreenInnovation
Mai vista una serra così!😮
In Toscana, un giovane imprenditore ha creato una serra intelligente che si adatta al clima e riusa l’acqua piovana. Un’idea innovativa e già premiata con l’Oscar Green di Coldiretti.
Il risultato? Meno sprechi, meno costi, più efficienza, e un nuovo modo di vivere il lavoro in agricoltura.
La tecnologia supporta la tradizione: aiuta le aziende a produrre meglio e consumare meno risorse. Grazie a sistemi di monitoraggio e gestione intelligente, gli agricoltori possono lavorare in modo più consapevole, con un impatto ambientale ridotto.
In Toscana, innovazione e territorio si uniscono per costruire l’agricoltura del futuro: moderna, efficiente e rispettosa dell’ambiente.
Questo progetto porta avanti gli Obiettivi 12 e 9 dell’Agenda 2030: consumo e produzione responsabili e innovazione per un’agricoltura sostenibile. 🌍
#AgricolturaSostenibile #InnovazioneAgricola #ToscanaSostenibile #Agenda2030 #GreenInnovation
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C’è stato un momento, non molto tempo fa, in cui il #nucleare sembrava destinato a diventare la nuova frontiera dell'#energia. Poi è arrivata la realtà... Oklo e Nuscale cancellano oltre due terzi del loro valore.

Toscana Sostenibile
C’è stato un momento, non molto tempo fa, in cui 𝐢𝐥 𝐧𝐮𝐜𝐥𝐞𝐚𝐫𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐛𝐫𝐚𝐯𝐚...
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🌡️ Copernicus Climate Change Service reports March 2026 was the 4th-warmest globally (+1.48°C above pre-industrial).
🌍 Maps show strong contrasts: heat in the US & Arctic, colder zones in Canada & parts of Europe.
🔗 https://www.copernicus.eu/en/media/image-day-gallery/march-2026-was-globally-fourth-warmest-record
#CopernicusEU #ImageOfTheDay
La #Toscana accelera sulla #transizioneenergetica con una nuova legge, attesa in giunta entro fine mese, che punta a ridefinire il rapporto tra #rinnovabili e territorio.
#toscanasostenibile #agenda2030

Toscana Sostenibile
In un contesto globale segnato dalla crisi climatica e dalla necessità di ridurre la dipendenza energetica, 𝐥𝐚 ...
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Fermi ai valori del 2024, come l’intera Ue. Prezzo gas +70%, elettricità +100% rispetto al periodo precrisi 2022. È l’analisi del sistema energetico italiano dell’ENEA per il 2025. I dati preliminari del I trimestre 2026: emissioni CO2 e consumi di energia in calo dell’1%

#analisi #energia @ENEAOfficial
Situazione stazionaria per emissioni e consumi energetici in Italia nel 2025, fermi ai valori dell’anno precedente, in linea con quanto registrato nell’intera Ue. Prezzi ancora elevati rispetto al periodo precrisi 2022.
👉https://www.media.enea.it/comunicati-e-news/archivio-anni/anno-2026/energia-analisi-enea-2025-emissioni-e-consumi-in-stallo-transizione-in-ritardo.html
Transizione ecologica, operativo l’applicativo GeA: un passo concreto verso una PA più moderna ed efficiente, che consente di superare un sistema basato su PEC e documenti frammentati.
https://www.toscana-notizie.it/-/transizione-ecologica-operativo-l-applicativo-gea-pi%c3%b9-facili-e-trasparenti-i-procedimenti
Questa settimana Eni ha scoperto un nuovo maxi giacimento di gas in Egitto, ma non potrà esportarlo:
la stima è di 56 miliardi di metri cubi, che andranno a rafforzare il mercato domestico del Paese nordafricano e non saranno disponibili per quelli europei, Italia compresa.
E' stato attaccato attacco, con droni, l'oleodotto East-West in Arabia Saudita.

Saudi Arabia’s key east-west oil pipeline hit as Middle East energy attacks continue
Iran, Kuwait and UAE also report attacks despite start of two-week ceasefire
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3 shock energetici in 5 anni non sono sfortuna: sono un segnale chiarissimo. Continuare a trattarli come emergenze isolate significa ignorare il problema vero: l’assenza di una strategia per l’indipendenza energetica.

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As Iran war exposes global dependence on fossil fuels, the biggest emitters are reaping the rewards
Worst polluters hold world’s future in their hands as they benefit from higher fossil fuel prices, but global trends favour renewables.

As Iran war exposes global dependence on fossil fuels, the biggest emitters are reaping the rewards
Worst polluters hold world’s future in their hands as they benefit from higher fossil fuel prices, but global trends favour renewables
www.theguardian.com
In una 'crisi di offerta' energetica la riduzione dei consumi di #energia è inevitabile: la vera questione è come distribuirla?

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